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Marianna Manduca era una donna che, all’età di 32 anni, è stata vittima di un femminicidio. La vicenda si è svolta in provincia di Catania, a Palagonia. La sua morte è avvenuta per mano del marito, Saverio Nolfo, ed è stata l’epilogo di una serie di minacce e di violenze che erano state precedentemente denunciate dalla donna.
Marianna Manduca, infatti, aveva cercato di difendersi dalle violenze del marito attraverso 12 denunce, ma senza ottenere risultati concreti. L’omicidio della donna è avvenuto il 3 ottobre del 2017.
Dopo l’omicidio di Marianna Manduca, Carmelo Calì, cugino della donna, insieme alla moglie Paola, ha adottato i tre bambini, figli di Marianna, e ha intrapreso una battaglia dal punto di vista legale contro lo Stato. In una fase iniziale, lo Stato aveva deciso di risarcire i figli di Marianna Manduca con una somma di 259.000 euro, ma una sentenza d’appello ha ribaltato questa decisione, sostenendo che l’uomo sarebbe stato così determinato a compiere questa azione che lo Stato non avrebbe potuto impedire l’omicidio.
L’omicidio di Marianna Manduca è avvenuto proprio in Sicilia. Saverio Nolfo è andato contro l’auto in cui viaggiavano Marianna e il padre della donna. Poi ha aggredito i due con un coltello, provocando il ferimento dell’uomo e uccidendo Marianna. La donna è morta dopo essere stata colpita ripetutamente. Il padre di Marianna, Salvatore, è stato il primo ad essere colpito. Poi Saverio ha raggiunto Marianna, colpendola più volte.
Saverio Nolfo è stato condannato nel 2009 a 21 anni di carcere, una sentenza che è stata confermata in appello due anni dopo. Il processo ha anche portato ad un’indagine sulla responsabilità civile dei magistrati che avevano in passato gestito ciò che è successo a Marianna, una situazione che è culminata in un processo che si è svolto a Messina.
In riferimento al processo nei confronti di Saverio Nolfo, il tribunale di Catania, nel quale si era tenuto il processo di secondo grado, ha confermato la decisione attraverso la quale il Gup ha concesso a Saverio Nolfo lo sconto della pena, invece dell’ergastolo che era stato richiesto dall’accusa. I giudici hanno riconosciuto l’equivalenza delle attenuanti generiche, confermando l’esistenza della premeditazione.
Il processo che riguarda la responsabilità civile dei giudici che si sono occupati in precedenza dell’omicidio della donna, che è stata uccisa da Saverio Nolfo dopo aver effettuato 12 denunce, è iniziato nel mese di aprile del 2016 e ha portato successivamente ad alcune condanne.
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