Giuseppe De Stefano è considerato l’erede di Caruso. L’uomo è conosciuto in tutto il mondo per la sua voce soave.
Che lo ha reso uno dei tenori più famosi di sempre. Da poco si sono festeggiati i 100 anni dalla sua nascita avvenuta nel 1921 a Motta Sant’Anastasia di Catania.
Di Stefano era un cantante lirico molto talentuoso, che con la sua bravura ha contribuito a a svecchiare l’immagine del cantante d’opera classico.
Uno dei primi che oltre a varcare i palchi dei teatri più famosi è stato anche sul palco dell’Ariston di Sanremo con la canzone Per questo voglio te.
I giornali dell’epoca lo descrivevano come: “il cantante che aveva sempre privilegiato l’istinto rispetto alla cosiddetta tecnica, la sregolatezza rispetto al genio”.
Gianni Gori, un musicologo famosissimo in una biografia a lui dedicata, lo ricorda cosi: “Voglio una vita che non sia mai tardi. Un qualcosa che risultava evidente se si paragonava a questo esuberante siciliano ad artisti dalle personalità rassicuranti della generazione precedente come Beniamino Giglio o Tito Schipa. Naturalmente moderna era anche la sua voce, espansiva, generosa nel darsi, solare, sensuale, nitida nel far risaltare la parola nel contesto musicale, incisiva pur nel fraseggio suadente e incalzante, sfruttando una eccezionale e naturale ricchezza di armonici, tanto che, sempre Gori, parla di ”grande fragranza: come spezzare un pane croccante appena sfornato”.
Nel corso della sua carriera, Di Stefano, duettò con la Callas, con il quale intraprese anche una relazione sentimentale.
Nel 1955, furono i protagonisti protagonisti della storica “Traviata” diretta da Giulini con regia di Luchino Visconti.
La storia tra i 2 comincia molti anni dopo, precisamente negli anni 70, quando il tenore convince la Callas ad esibirsi di nuovo in giro per il mondo.
Nel 1975, perse dopo una lunga lotta contro il cancro, l’amata figlia Luisa. L’uomo ha passato gli ultimi anni della sua vita dedicandosi all’insegnamento tra la Brianza e il Kenya. Luogo dove morì nel 2008 dopo un lungo periodo di agonia.
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