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Gaetano Badalamenti, chi era il boss che ha voluto l’omicidio di Peppino Impastato

Questa sera, domenica 1 maggio, andrà in onda un film dal genere drammatico ispirato ad una storia realmente accaduta nel nostro Paese. Il titolo è Felicia Impastato e racconta la vita di Giuseppe, detto Peppino, Impastato. Scopriamo insieme chi era e da chi fu ucciso.

Peppino Impastato: chi era?

Giuseppe Impastato, detto Peppino, nasce a Cinisi il 5 gennaio del 1948 da una famiglia mafiosa. Dedicò tutta la sua vita al giornalismo, alla conduzione in radio e all’attivismo italiano. Fu un membro della Democrazia Proletaria e si battè per sconfiggere la mafia denunciando ogni attività. A seguito di ciò fu assassinato nel 1978. Ma facciamo un passo indietro.

Peppino nasce in una famiglia legata a Cosa Nostra in cui il padre Luigi venne mandato al confino (nel periodo fascista) per essere un appartenente della mafia, lo zio e altri parenti erano mafiosi e il cognato del papà era addirittura il capomafia del paese. Quest’ultimo fu ucciso in un’auto piena di tritolo. Peppino, contrario alle attività della famiglia, fu cacciato da casa dallo stesso padre e cominciò la sua battaglia contro la mafia.

Nel 1977 fonda una sua radio chiamata Radio Aut in cui si parlava delle attività illecite e venivano denunciati crimini della città stessa. Compariva molto spesso il nome di Gaetano Badalamenti, soprannominato Tano Seduto, che non era altro che il successore di suo zio.  Egli era il capomafia del paese ed era immischiato nei traffici di droga internazionali. Nonostante le diverse minacce e intimidazioni, Peppino continuò per la sua strada, consapevole di quale sarebbe stata la sua fine.

Fu ucciso il 9 maggio del 1978 a Cinisi e il mandante dell’omicidio fu proprio Gaetano Badalamenti. Conosciamolo meglio.

Chi era il mandante dell’omicidio di Peppino Impastato, Gaetano Badalamenti?

Gaetano Badalamenti venne soprannominato ironicamente Tano Seduto e nacque in una famiglia molto povera il 14 settembre del 1923, a Cinisi. È stato un mafioso di Cosa Nostra e capo mafia del paese. Frequentò i primi anni delle scuole elementari e a soli 10 anni iniziò a lavorare allevando bovini.

Prima di essere chiamato nell’esercito, Badalamenti aveva già una serie di denunce alle spalle come ad esempio sequestro di persona, associazione a delinquere, omicidio e tentato omicidio. Riuscì a fuggire negli Stati Uniti prima di essere arrestato e raggiunse il fratello che gestiva un supermercato. Nel 1950 però venne arrestato dalla polizia americana come immigrato irregolare e fu rimandato in Italia.

Qui, venne rilasciato per mancanza di prove e divenne fin da subito il vice capo del clan di Cinisi, in cui Cesare Mandella ne era il boss. Nel 1963 “salì al potere” dopo che Mandella venne ucciso e da qui cominciò la sua vera e proprio attività criminale. Per Badalamenti gli anni ’70 rappresentarono gli anni d’oro per il traffico di stupefacenti.

Gaetano Badalamenti venne preso spesso di mira dal programma radiofonico condotto da Peppino Impastato, in cui venivano denunciati i traffici loschi e le attività illecite. Questi fatti scatenarono l’ira di Badalamenti e del clan che ordinò l’uccisione di Impastato. Venne ucciso con una carica di tritolo sotto al corpo che si trovava adagiato sui binari della ferrovia. Era la notte tra l’8 e il 9 di maggio.

Badalamenti venne condannato all’ergastolo in quanto considerato il mandante della sua morte anche se ci vollero molti anni prima della sentenza. Alla fine il capo mafia muore il 29 aprile del 2004 nel carcere del Massachusetts a causa di un arresto cardiaco.

Manuela Bortolotto

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Manuela Bortolotto

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