Francesco Cannizzo era un boss mafioso indagato per omicidio. Componente del clan Chiofalo da anni in sedie rotelle aveva molte condanne alle spalle.
Da qualche mese si trovava ricoverato presso l’ospedale Maggiore di Parma, dove è deceduto il 4 novembre a soli 58 anni.
L’uomo, anche in seguito all’ospedalizzazione non poteva godere di particolari libertà in quanto vincolato dalla reclusione forzata.
Il boss mafioso del clan Chiofalo da anni in sedie rotelle aveva molte condanne alle spalle tra cui falsificazione e spaccio.
Accusato anche dell’omicidio di Calogero Franco, del quale però aveva sempre negato la paternità.
Proprio per queste ragioni Francesco Cannizzo era stato condannato a ben due ergastoli, che poi si sono trasformati in detenzione ospedaliera a causa delle sue precarie condizioni di salute.
Cannizzo non poteva avere contatti con l’esterno in base a quanto previsto dalla legge.
Alcune interviste hanno rivelato i trattamenti di favore che il boss riceveva, come la possibilità di usare ben due cellulari.
Molti gli affari che lo vedevano coinvolto come rapine in banca e contraffazione di banconote per un valore di 8 miliardi di euro.
Per non parlare della detenzione di pistole e fucili custoditi in maniera illecita e sequestrati dalle forze dell’ordine.
Cannizzo è stato coinvolto più volte in agguati, uno dei quali lo avrebbe ridotto in sedie a rotelle in seguito ad una sparatoria svoltati presso uno dei suoi ristoranti.
Francesco Cannizzo è stato anche intervistato dalle Iene qualche tempo prima della sua morte.
Il programma televisivo aveva deciso di fargli visita proprio per capire come mai, nonostante le restrizioni, lui continuasse a uscire come niente fosse e lui aveva dichiarato di essere in attesa del loro arrivo per fare importanti dichiarazioni.
Secondo le sue parole, lui non era solamente una vittima del sistema, anche se aveva ammesso la sua dipendenza dalla droga.
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