La vicenda di Ermanno Lavorini, della sua scomparsa e del delitto ha sconvolto tutta l’Italia, con un mistero che per molto tempo ha scatenato molte domande e diversi dubbi. Si trattava di un ragazzino di 12 anni che è scomparso alla fine degli anni ’60 a Viareggio.
Tutto è cominciato precisamente nella giornata del 31 gennaio del 1969. Proprio in quel giorno la città di Viareggio si apprestava alla preparazione del celebre Carnevale. Ma il momento di festa è stato sconvolto da una vicenda drammatica, la scomparsa di Ermanno Lavorini.
Una vicenda piena di misteri
Il ragazzino è stato il protagonista di una vicenda piena di misteri. Si è trattato del primo caso nel nostro Paese che ha riguardato il rapimento di un bambino. Una vicenda che ha creato molto scalpore nel corso del tempo, tanto che i media si sono occupati della storia per diverse settimane.
Il corpo di Ermanno Lavorini è stato ritrovato senza vita successivamente. I genitori di Ermanno erano Armando e Lucia, commercianti che si occupavano di gestire un’attività a Livorno. I due sono morti nel 2001. Nel gennaio del 1969 la madre è stata l’ultima a vedere Ermanno.
Nel corso della giornata della scomparsa, alle 17:40, è poi arrivata una telefonata nella casa della famiglia. Marinella, la sorella di Ermanno, ha risposto al telefono e ha sentito una voce che ha detto che Ermanno non sarebbe tornato a casa, anzi che sarebbe ritornato dopo cena. La richiesta era quella della preparazione di 15 milioni, evitando di avvertire la polizia.
Ermanno nel momento in cui è scomparso aveva 12 anni e ne avrebbe compiuti 13 dopo qualche mese.
Le indagini e il processo
Secondo quanto ha stabilito la sentenza della Cassazione su ciò che è successo, il movente sarebbe stato quello di un ricatto con lo scopo di finanziare un gruppo locale, quello del Fronte monarchico.
Secondo quanto hanno rivelato le indagini sul caso, Pietro Vangioni, che era alla guida del gruppo politico, avrebbe anche cercato di depistare le indagini, indicando che il colpevole sarebbe stato un giovane di 16 anni, cassiere dell’associazione, di nome Marco Baldisseri.
Il processo di primo grado è avvenuto nel 1975 e vide l’assoluzione di Pietro Vangioni e le condanne di Marco Baldisseri (a 15 anni di reclusione) e di Rodolfo Della Latta (a 19 anni e 4 mesi).
La sentenza della Cassazione poi ha stabilito, nel 1977, 11 anni di reclusione per Della Latta, 8 anni e 6 mesi per Baldisseri e 9 anni a Vangioni. È stato spiegato che avrebbero agito per raccogliere dei fondi per l’associazione.
