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Chi era Destà la bambina che sposò Indro Montanelli: la vera storia di Fatima

Destà è stata a moglie di Indro Montanelli. Per altri il suo nome pare fosse Fatima, fu la bambina che sposò il giornalista.

Nel corso degli anni l’opinione pubblica si è occupata tante volte di questa storia.

Tutti ricorderanno quello che è accaduto pochi mesi fa quando la statua del giornalista a Milano fu imbrattata.

Lo scrittore fu accusato di pedofilia. Un’accusa che, come vedremo a breve, è sempre stata rigettata da Marco Travaglio, amico e collaboratore di Montanelli.

Chi era Destà la bambina che sposò Indro Montanelli

Indro Montanelli arrivò in Etiopia che aveva 26 anni e, secondo quanto riporta wikipedia, ebbe una relazione con una bambina eritrea di 12 anni.

In un articolo de La stanza di Montanelli del 2000, dove ricostruisce minuziosamente la vicenda del suo primo matrimonio, Montanelli chiama invece Destà.

Fu comprata dal suo “sciumbasci” Gabér Hishial versando al padre la convenuta cifra di 350 lire, più l’acquisto di un “tucul”, una capanna di fango e di paglia di 180 lire.

Leggi anche: Fatima è esistita veramente? Chi era la bambina sposa di Indro Montanelli: storia vera

A raccontare la storia di Fatima chiamata anche Destà è stato Marco Travaglio, allievo e amico di Indro Montanelli, in un’intervista riportata da Famiglia Cristiana.

Mi raccontò poi che aveva chiesto di tornare lì, negli anni ’50. Quando Montanelli era rientrato in Italia, alla fine della campagna militare, Destà aveva deciso di non venire in Italia con lui. E lei stessa, poco dopo, gli aveva chiesto il permesso di sposare un suo sottoufficiale eritreo. Montanelli, nella guerra d’Abissinia, comandava il 20° battaglione eritreo. Erano truppe ascare, tutti soldati locali tranne lui, comandante, unico italiano. Montanelli, insomma, benedì in un certo senso anche le seconde nozze di Destà”.

E sulla gravissima accusa fatta a Indro Montanelli di pedofilia, Travaglia ha le idee molto chiare.

È un’accusa che mi fa sorridere. Lui voleva diventare abissino. Era andato in Africa un po’ nel mito del Duce, ma soprattutto nel mito di Kipling, di cui era un grande lettore. Gli piaceva l’avventura. Era partito per l’Africa come il classico europeo affascinato dall’avventura esotica, dalle popolazioni indigene. Si era immerso nelle tradizioni e nella cultura del luogo”.

Redazione Web

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