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Chi era Cesare Curioni: storia vera dell’uomo che tentò di salvare Aldo Moro

Cesare Curioni, o per meglio dire Don Cesare Curioni, è stato una delle figure fondamentali dell’epoca nei fatti che riguardano il rapimento di Aldo Moro e il suo omicidio. Aldo Moro, come tutti sappiamo, era il presidente della Democrazia Cristiana che è stato sequestrato e ucciso nel 1978 dalle Brigate Rosse.

Ma come entra a far parte Cesare Curioni di tutta questa storia? Scopriamone di più sulla figura di Don Cesare Curioni, perché ci aiuta a comprendere maggiormente anche la vicenda dello statista democristiano.

Chi era Don Cesare Curioni

Don Cesare Curioni è stato cappellano per molti anni a San Vittore. Era originario di Asso, un Comune vicino ai confini con la Svizzera. Proprio ad Asso era nato nel 1923. Era un cappellano carcerario e ha avuto un ruolo molto importante nella vicenda di Aldo Moro nel prendere con sé e nel contribuire a scrivere la lettera di Papa Paolo VI che era indirizzata alle Brigate Rosse, per chiedere il rilascio di Aldo Moro senza alcuna condizione.

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Paolo VI diede questo famoso incarico a Cesare Curioni di cercare una strategia giusta per liberare Aldo Moro. Il ruolo sarebbe stato importante, perché il Papa faceva anche affidamento sulle tante conoscenze che Curioni aveva sia tra i detenuti che tra le forze dell’ordine.

Cesare Curioni in particolare avrebbe ricoperto il ruolo di interlocutore diretto del Papa durante una telefonata notturna per scrivere la lettera indirizzata alle Brigate Rosse. Purtroppo, però, per come sono andate le vicende, in effetti il tentativo da parte del Pontefice, a cui partecipò anche Don Cesare Curioni, non andò a buon fine, perché il 9 maggio del 1978, dopo 55 giorni da quando era stato sequestrato, il corpo di Aldo Moro è stato trovato in un’auto in via Caetani a Roma.

Il ruolo nella lettera scritta per liberare Aldo Moro

Don Cesare Curioni è morto nel 1996, quando aveva 72 anni. Avrebbe attivato tutti i suoi contatti per fare in modo che il presidente della Democrazia Cristiana venisse rilasciato. Non era facile ricoprire questo ruolo, anche perché erano gli anni di piombo, caratterizzati da numerosi conflitti e tensioni.

Anche nel Paese c’era chi si divideva riguardo alla vicenda dello statista fra la possibilità di trattare con i terroristi e l’atteggiamento di essere molto intransigenti con loro. Curioni nel corso della telefonata con il Pontefice per scrivere la lettera aveva fatto delle correzioni, per poi giungere al testo definitivo della missiva, che aveva come data il 21 aprile del 1978.

Gianluca Rini

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