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Chi è Sonia Bracciale: età, marito, omicidio, arresto e cosa fa oggi

Sonia Bracciale è protagonista di una vicenda davvero sconvolgente che ha interessato la cronaca nera del nostro Paese. Secondo l’accusa, la donna è stata la mandante della morte dell’ex marito Dino Reatti. Sempre secondo ciò che ha sostenuto l’accusa, gli autori materiali dell’omicidio sono stati rappresentati da un amico e dall’amante di Sonia, che avrebbero ucciso l’ex marito a colpi di spranga.

Ma qual è la vera storia di Sonia Bracciale e perché la donna, secondo sempre ciò che sostiene l’accusa, sarebbe giunta a questa decisione così efferata? Scopriamone di più.

Perché Sonia Bracciale avrebbe deciso di uccidere l’ex marito

La storia di Sonia Bracciale è una di quelle che più hanno colpito l’opinione pubblica italiana. Dietro l’organizzazione del delitto ci sarebbero stati molti anni di maltrattamenti, che la donna avrebbe provato anche a denunciare, non ottenendo però nessun risultato concreto.

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Sonia e il marito si erano separati da alcuni anni, ma continuavano a vivere nella stessa casa a San Giovanni in Persiceto, in provincia di Bologna. Una convivenza che era piena di conflitti e di rabbia.

Dopo il giudizio della Corte d’Assise, Sonia Bracciale continua a definirsi innocente. Era il 7 giugno del 2012, quando Dino Reatti muore in ospedale. Nella notte era stato colpito da due uomini che lo avevano finito a sprangate. Dino era un uomo possente e aveva provato a difendersi, ma non ce l’aveva fatta.

Le indagini vertono subito sui due aggressori, che sono Giuseppe Trombetta e Thomas Sanna, rispettivamente amico di Sonia e amante. Secondo le indagini, Sonia Bracciale è stata riconosciuta come mandante dell’omicidio del marito. Sarebbero state le parole pronunciate dai due uomini che avrebbero incastrato la donna.

Infatti, secondo Trombetta e Sanna, entrambi innamorati di lei, Sonia avrebbe detto “Andate a dargli una lezione”. Inizialmente l’obiettivo non era uccidere Dino, ma soltanto dargli una lezione, in modo che finisse di opprimere la moglie.

La condanna di Sonia Bracciale e la riapertura del processo

Nel 2015 la Corte d’Assise d’Appello ha condannato Sonia Bracciale a 21 anni di carcere e a risarcire con 140.000 euro le due ex cognate. Thomas Sanna e Giuseppe Trombetta avrebbero avuto rispettivamente 16 e 14 anni di carcere.

Dieci anni dopo il caso è stato riaperto e l’avvocato di Sonia, che da anni si è battuto per dimostrare l’innocenza della sua assistita, ha ottenuto una vittoria, perché la Corte d’Appello di Ancona avrebbe riaperto il processo, perché, come ha spiegato il legale, ci sarebbero nuove prove che dimostrerebbero che Sonia sia innocente.

Gianluca Rini

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