Piera Aiello è una figura di rilievo nella lotta alla mafia in Italia. Vedova del boss mafioso Nicolò Atria e cognata di Rita Atria, è stata la prima testimone di giustizia ad essere eletta in Parlamento.
Dopo l’assassinio di suo marito nel 1991, decise di denunciare il mondo mafioso e collaborare con le forze dell’ordine. Questo fu un atto di ribellione coraggioso che, come lei stessa ha dichiarato, è nato dalla sua stanchezza di vedere le vedove camminare nel suo paese con un fazzoletto nero in testa come segno di sottomissione.
La storia di Piera Aiello inizia a Partanna, in provincia di Trapani, in un ambiente già fortemente influenzato dalla cultura mafiosa. A 14 anni conobbe Nicolò Atria, figlio del potente boss Vito Atria. Questo incontro, che inizialmente sembrava essere un’innocente cotta adolescenziale, si trasformò presto in un matrimonio imposto dal boss. Dopo la morte del boss durante il loro viaggio di nozze, iniziò un periodo di violenza e soprusi che durò fino all’uccisione del marito da parte dei killer nel 1991.
L’omicidio del marito rappresentò un punto di svolta per Piera. Dopo aver riconosciuto i killer, decise di denunciare gli assassini e iniziare a collaborare con la giustizia. Questa decisione fu guidata dalla volontà di scegliere un futuro diverso per sua figlia, Vita Maria, e dalla rabbia profonda nel suo cuore per l’ingiustizia della sua situazione.
Il suo percorso di testimone di giustizia la portò a incontrare il giudice Paolo Borsellino, con cui instaurò un rapporto di profonda stima e fiducia. Borsellino la aiutò a comprendere il significato del suo ruolo di testimone di giustizia e a superare le sue paure. Da allora, Borsellino divenne per Piera e per la sua famiglia “zio Paolo”.
Dopo aver vissuto per 27 anni con un’altra identità, Piera Aiello ha deciso di rivelarsi al pubblico durante le elezioni politiche del 2018. Candidata con il M5S, è stata eletta alla Camera dei Deputati, diventando la prima testimone di giustizia ad entrare in Parlamento. Oggi, la sua storia di ribellione contro la mafia e il suo impegno per la giustizia sono un esempio di coraggio e determinazione nella lotta alla criminalità organizzata.
Ricandidata deputata nel 2022 con la coalizione Unione popolare con DeMa di Luigi De Magistris, non viene rieletta a causa del mancato superamento della soglia di sbarramento del 3% della lista.
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