“Il Traditore“, un film del 2019 diretto da Marco Bellocchio, racconta la storia vera di Tommaso Buscetta, un mafioso di Cosa Nostra che si trasforma in collaboratore di giustizia. Il film si basa su eventi reali e riflette la tensione, il tradimento e la lotta per la sopravvivenza nell’ambiente della mafia siciliana.
Il Contesto: Cosa Nostra negli anni ’80
Nel settembre 1980, la Sicilia era al centro del traffico di droga mondiale, con le famiglie di Cosa Nostra di Palermo e Corleone che, nonostante mostrassero una finta alleanza, erano in realtà in competizione tra loro. Tommaso Buscetta, conosciuto come don Masino, era un boss mafioso di Palermo. Presagendo una faida imminente durante una festa a Villa Bontate, decide di trasferirsi in Brasile, dove aveva già vissuto e fatto affari. Tuttavia, la violenza della mafia non risparmia la sua famiglia rimasta in Sicilia, con il fratello e due dei suoi figli che scompaiono misteriosamente.
L’arresto e l’estradizione di Buscetta
Dopo un periodo di latitanza in Brasile, Buscetta viene identificato e arrestato dalla polizia brasiliana. Sottoposto a torture fisiche e psicologiche, teme l’estradizione in Italia. In uno sforzo disperato, tenta il suicidio con della stricnina, ma fallisce e viene ricoverato in ospedale.
Buscetta collaboratore di giustizia
In Italia, Buscetta si trova di fronte a un bivio. Il giudice antimafia Giovanni Falcone gli offre un’alternativa alla morte certa che lo aspetterebbe a causa dei rivali corleonesi: collaborare con la giustizia. Buscetta accetta e diventa uno dei primi collaboratori di giustizia della storia, rivelando al giudice Falcone nomi, organizzazione, regole e rituali di Cosa Nostra.
Il Maxiprocesso di Palermo
Le informazioni fornite da Buscetta e da un altro collaboratore di giustizia, Salvatore “Totuccio” Contorno, permettono alla giustizia italiana di avviare centinaia di blitz e arresti. Nel 1986 ha inizio il maxiprocesso di Palermo, un processo storico presieduto dal magistrato Alfonso Giordano, con Buscetta come testimone chiave.
Il collegamento tra mafia e politica
Dopo l’assassinio di Falcone nel 1992, Buscetta decide di parlare di un argomento che fino a quel momento aveva evitato: i legami tra mafia e politica, e in particolare con Giulio Andreotti, uno dei più importanti politici italiani. Queste dichiarazioni danno il via al processo del secolo, durante il quale Buscetta viene messo in difficoltà dall’avvocato di Andreotti, che evidenzia le contraddizioni nelle sue dichiarazioni e la sua morale dubbia.
Gli ultimi anni di Buscetta
Buscetta trascorre i suoi ultimi anni sotto protezione negli Stati Uniti, dove si ammala e muore nel 2000. Nelle sue ultime memorie rivive la storia del primo attentato che avrebbe dovuto compiere e che mai riuscì a portare a termine.
