Qualche anno fa la scuola rappresentava il luogo di educazione, il luogo ove c’erano delle regole ben precise e se si sgarrava si rischiava di essere puniti non solo dalla scuola stessa, ma anche a casa si riceveva la “seconda dose”.
Oggi le cose sono cambiate e sembra che nessuno possa fare nulla. I ragazzi sono persino protetti e gli insegnanti non hanno più l’autorità di un tempo. Sapete la storia della professoressa Maria Cristina Finatti? Rivediamola insieme.
Maria Cristina Finatti è un’insegnante di scienze e biologia all’istituto superiore Viola Marchesini di Rovigo, nel Veneto. Dobbiamo tornare indietro di qualche mese, a ottobre, quando la professoressa si reca in classe come ogni giorno. Dopo aver iniziato la lezione, alcuni studenti di una classe le hanno sparato addosso una serie di colpi di pistola ad aria compressa.
I pallini l’avrebbero colpita per ben due volte sul viso e ha riportato due ferite: una alla testa e una all’occhio. L’aggressione era avvenuta in classe, ripresa con i cellulari e caricato il video sui social, su Tik Tok per la precisione. In queste ore l’insegnante ha rilasciato la sua prima dichiarazione ammettendo di avere molta paura dei ragazzi.
Lo sfogo inizia dicendo che non è più in grado di tornare ad essere quella di prima e oltre ad essersi chiusa, non riesce più ad insegnare come un tempo. In realtà, la prof parla in generale di come le facciano paura tutti i ragazzi e non solo quelli responsabili dell’aggressione.
Ammette poi che ci sono molti altri ragazzi che le stanno dimostrando grande vicinanza e affetto, ma quello che ha passato è stato davvero troppo grande. Proprio in questa intervista, la Finatti, ha ammesso di aver denunciato tutti responsabili, ma anche tutta la classe.
Lo ha fatto per difendere non solo la sua dignità, ma anche quella dei suoi colleghi perché si è arrivati ad un punto in cui i ragazzi hanno superato un certo limite. Spiega poi il motivo di quella decisione. Ha infatti ammesso che nessuno quel giorno l’aveva difesa, anzi, hanno preferito a mettersi sotto l’alta dei più violenti e dei responsabili. In questo modo spera di sensibilizzare un po’ il problema.
Tempo addietro, se si sbagliava a scuola si veniva puniti anche a casa. Anzi, probabilmente la punizione era ben peggiore rispetto a quella ricevuta dalla scuola. Purtroppo però, le cose sono cambiate e i genitori tendono sempre più a difendere i propri figli non provando nemmeno e fargli capire dove hanno sbagliato.
Ha inoltre spiegato che dopo un insegnamento di vent’anni, la Finatti non si sente più la stessa e nonostante stia cercando di risollevarsi non è la stessa cosa. Nessuno studente le ha chiesto scusa, ma nemmeno i genitori si sono fatti avanti, ad eccezione di uno solo. Alcuni addirittura l’avrebbero accusata di non essere una buona insegnante poiché nemmeno in grado di tenere una classe.
Chi invece le sta molto accanto sono i suoi colleghi che l’hanno convinta a rimanere nella scuola dopo che lei aveva deciso di andarsene. Rimanere significa non darla vinta non solo si ragazzi, ma anche ai genitori.
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