Hortense Laborie è la protagonista del film La Cuoca del Presidente. La storia è tratta da una storia vera e la chef non si chiama così.

Andiamo, quindi, a scoprire la storia vera che ha ispirato la pellicola diretta dal regista Christian Vincent.

Una vicenda quanto meno particolare che ha suscitato la curiosità di milioni di spettatori.

La cuoca del Presidente: trama

Hortense Laborie lavora come cuoca in una sperduta stazione di ricerca in Antartide. Poi, un flashback ci riporta a quattro anni prima, quando Hortense, che vive e lavora nella sua fattoria produttrice di tartufi nel Périgord, viene scelta come cuoca privata del Presidente della Repubblica Francese.

Dopo essere stata istruita sul rigido protocollo; le viene detto che al Presidente piace la cucina casalinga e così Hortense inizia con ricette semplici, ma raffinate. I piatti vuoti che vengono riportati in cucina la convincono che è sulla buona strada.

Solo pochi giorni dopo, il Presidente la riceve per un incontro privato; in cui le rivela che è stanco della cucina di palazzo e le chiede di portare in tavola “il meglio della Francia”. Hortense è conquistata dal Presidente e da quel momento in poi cucina con dedizione e raffinatezza ancora maggiori, alla ricerca di antiche ricette e dei migliori ingredienti.

Il presidente è felice perché il cibo lo riporta a vecchi ricordi d’infanzia e presto costruisce con Hortense un rapporto personale e diretto. Ma il favore del Presidente e il suo stile poco rispettoso dell’etichetta e del protocollo, attirano su Hortense l’invidia dello chef che gestisce la cucina centrale. Alle sue spalle viene persino chiamata “Madame du Barry”.

Quando i dottori prescrivono al Presidente una dieta povera di grassi e il nuovo capo dell’amministrazione critica i costi troppo alti della sua cucina, Hortense entra in crisi.

La cuoca del Presidente: storia vera

Nella realtà la cuoca del presidente non si chiama Hortense Laborie ma Danièle Delpeuch. Effettivamente è stata lei sorprendentemente tra l’88 e l’89 chef personale di François Mitterrand.

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