Antonio Emanuele Schifani è il figlio dell’agente Vito Schifani che ha perso tragicamente la vita nella strage di Capaci quando il piccolo aveva pochi mesi.
L’orribile ricordo della strage di Capaci
Le terribili immagini dell’autostrada devastata, riprese subito dopo la strage di Capaci, sono state viste e riviste da Antonio Emanuele Schifani, capitano della guardia di finanza di 28 anni e figlio di Vito Schifani, uno dei tre agenti di scorta uccisi il 23 maggio 1992 insieme al giudice Giovanni Falcone e sua moglie Francesca Morvillo. Furono uccisi dall’esplosione di una bomba. Antonio Emanuele preferisce lavorare in silenzio e non ama apparire, ma in occasione del 28º anniversario della strage ha deciso di rompere il silenzio e raccontarsi in un’intervista esclusiva all’Adnkronos.
Antonio Emanuele Schifani aveva solo 4 mesi quando suo padre, che aveva l’età che lui ha oggi, fu barbaramente assassinato da Cosa Nostra. Ha conosciuto suo padre solo attraverso i racconti di sua madre, Rosaria Costa, una donna combattiva che era vedova a soli vent’anni. Durante il funerale, rivolgendosi ai mafiosi, disse singhiozzando: “Io vi perdono, ma voi inginocchiatevi”, una frase che è diventata simbolo di ribellione alla mafia. Ma Antonio Emanuele ha perdonato? “La migliore risposta è la scelta che ho fatto”, afferma il capitano, che somiglia molto a suo padre Vito, un grande atleta. Antonio Emanuele afferma di “non provare odio”, ma ammette di sentire “molta rabbia”.
L’odio versus la rabbia
“L’odio è un sentimento di avversione, in cui si desidera il male dell’altro. Io non voglio il male di nessuno, anzi cerco di aiutare tutti“, afferma Antonio Emanuele con una maturità da adulto. “Mi concentro sulla vita quotidiana con una speranza per il futuro. L’odio è un sentimento che consuma e rende ottusi, distogliendo l’attenzione dalle cose importanti nella nostra vita. La rabbia, al contrario, è un’emozione, uno stato mentale che può evolversi e rendere le reazioni dell’uomo più efficaci ai fini della sopravvivenza“, spiega ancora Antonio Emanuele Schifani. “Questa rabbia alimenta quotidianamente il mio impegno a favore dei cittadini onesti“, aggiunge.
Il terremoto familiare
Qualche mese fa, il fratello della madre di Antonio Emanuele, Giuseppe Costa, è stato arrestato nell’ambito di un’importante indagine antimafia condotta dalla Procura di Palermo. È stato un vero e proprio terremoto che ha sconvolto sia la sorella che la vedova Schifani che lo stesso Antonio Emanuele. Secondo gli inquirenti, Giuseppe Costa, noto come Pinuzzu u chieccu (il balbuziente), “fa parte della famiglia mafiosa di Vergine Maria e svolge funzioni di riscossione delle estorsioni a favore dei detenuti“. Secondo l’accusa, l’uomo avrebbe raccolto il pizzo per conto del boss dell’Arenella Gaetano Scotto. In quell’occasione, Antonio Emanuele Schifani disse: “Chi rimane lì o muore o diventa come loro“.
Oggi spiega: “Con quella frase intendevo semplicemente dire che bisogna avere il coraggio di cambiare, di ribellarsi al sistema criminale e combattere dando il proprio contributo. La Sicilia e i siciliani dimostrano con i fatti di essere vivi e di voler combattere contro questo male estremo“.
La lotta alla mafia e il ruolo di Antonio Emanuele Schifani
Sono trascorsi 28 anni da quel 23 maggio, e secondo Antonio Emanuele Schifani, quale è lo stato della lotta alla mafia oggi? “Il sacrificio delle vittime è stato un richiamo al dovere per ognuno di noi. In tanti, abbiamo risposto per combattere questa guerra“, afferma Antonio Emanuele Schifani. “I caduti sono un simbolo, ma anche un monito, il prezzo altissimo pagato nei decenni passati per non aver avuto il coraggio di reagire contro un sistema criminale che voleva e che vuole ancora sostituirsi allo Stato“, continua.
Antonio Emanuele aggiunge: “Le mafie sono un cancro per la società e un ostacolo allo sviluppo economico perché generano corruzione e complicità. Dobbiamo rispondere con la cultura dei giovani, con l’educazione e la legalità, ma anche con la forza delle istituzioni che non cedono nemmeno di un millimetro. Basti pensare ai grandi risultati ottenuti solo dalla Guardia di Finanza con il sequestro e la confisca di ingenti capitali mafiosi e il recupero di somme sottratte all’erario“.
Oggi, Antonio Emanuele Schifani si occupa della formazione dei giovani marescialli della Guardia di Finanza e dedica tutte le sue energie a questa attività, trasmettendo loro valori e l’importanza dell’impegno e della responsabilità che avranno una volta terminato l’addestramento.

