Cava de’ Tirreni, Personaggi Storici: Chi era Sabato Martelli Castaldi

Uno dei personaggi storici di Cava de’ Tirreni è il generale Sabato Martelli Castaldi, al quale è intitolata anche una strada del centro città, e anche una via romana.

Sabato Martelli Castaldi ha i suoi natali a Cava de’ Tirreni, il 19 Agosto del 1896, in una calda giornata d’estate.

I genitori sono Sabato Castaldi, un ricco avvocato di Salerno, e Argìa Martelli, la sua governante, originaria di Bologna.

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Il piccolo Martelli Castaldi cresce insieme al fratello minore Mario, respirando l’aria frizzante della vallata metelliana, mirando il mare azzurro della Costiera amalfitana e scorrazzando come un puledro nella polvere del villaggio di Santi Quaranta.

Qualche anno dopo la sua nascita, la madre si trasferisce in una casa a Raito, dove vivrà fino alla morte.

Ancora fanciullo, il padre lo manda a Roma, al collegio San Giuseppe di Piazza di Spagna.

Lì conosce Alberto e Ugo Barbiani, figli del proprietario dell’albergo Regina-Carlton di via Veneto.

La Carriera Militare di Sabato Martelli Castaldi da Cava de’ Tirreni

Partecipò da volontario alla Prima guerra mondiale dapprima come Sottotenente in Artiglieria e poi nel Corpo aeronautico militare, meritando alcune medaglie al valore.

Dal 23 aprile 1918 era Tenente pilota della 4ª Sezione SVA di San Luca di Sant’Ambrogio di Fiera e Fossalunga che dal 20 ottobre diventa 56ª Squadriglia ricevendo una Medaglia d’argento al Valor Militare ed una Medaglia di bronzo al Valor Militare.

Terminata la guerra, si laureò in ingegneria aeronautica al Politecnico di Torino.

Nel 1919 prestò servizio nella Regia Aeronautica dapprima in Libia, e dal 1921 in Italia.

Nel 1933, a soli 36 anni di età, venne nominato generale di brigata e ritenuto probabile successore di Italo Balbo a ministro dell’Aeronautica.

Venne tuttavia messo a riposo “per incapacità di giudizio” per aver denunciato alcune malversazioni a danno dell’aeronautica.

La Resistenza ai Nazisti

Dopo l’8 settembre 1943 partecipò alla Resistenza romana organizzando azioni di sabotaggio nello stesso stabilimento che dirigeva e fornendo esplosivi ai partigiani.

Si impegnò anche in missioni rischiose per compiere, per gli Alleati, rilievi di zone militari.

Dopo l’arresto del titolare del Polverificio e sapendo di essere ricercato dalle SS, Martelli Castaldi decise di presentarsi spontaneamente al Comando tedesco di via Tasso.

Sperava infatti così, come gli era riuscito in altre occasioni, di depistare i nazisti.

Questi avevano però già raccolto sulla sua attività clandestina prove schiaccianti.

Arrestato e a lungo torturato, il generale riuscì a non compromettere i compagni di lotta e i tedeschi lo eliminarono.

La motivazione della Medaglia d’oro dice:

“Dedicatosi senza alcuna ambizione personale e per purissimo amor di Patria all’attività partigiana, vi profondeva, durante quattro mesi di infaticabile e rischiosissima opera, tutte le sue eccezionali doti di coraggio, di intelligenza e di capacità organizzativa, alimentando di uomini e di rifornimenti le bande armate, sottraendo armi ed esplosivi destinati ai tedeschi, fornendo utili informazioni al Comando alleato, sempre con gravissimo rischio personale. Arrestato e lungamente torturato, nulla rivelava circa i propri collaboratori e la propria attività, affrontando serenamente la morte. Esempio nobilissimo di completa e disinteressata dedizione alla causa della libertà del proprio Paese”.

Curiosità

Durante la sua lunga carriera militare, Martelli Castaldi è tradito dal suo temperamento.

Giovane ufficiale si fa qualche mese di carcere militare perché, in un cinematografo, non si alza in piedi come gli altri quando, in un “giornale Luce”, compare Mussolini.

Qualche ora prima di essere trucidato alle Fosse Ardeatine, Sabato Martelli Castaldi, riuscì a scrivere sul muro della sua cella questa sorta di testamento spirituale:

Quando il tuo corpo/ non sarà più, il tuo/ spirito sarà ancora più/ vivo nel ricordo di/ chi resta. Fa che/ possa essere sempre/ di esempio.

(Tratta dall’inserto del numero 7/9 – Settembre 2000 di Panorama Tirreno)