Cava de’ Tirreni, Curiosità: Quando l’Abbazia Aveva una Sua Flotta Navale

Foto by Angelo Tortorella

Ci fu un tempo in cui la notissima Abbazia della SS. Trinità di Cava de’ Tirreni aveva una sua flotta navale attrezzata.

Si era nel periodo in cui “regnava” il terzo Abate del Monastero S. Pietro Pappacarbone Salernitano (1079 — 1118).

Egli fece costruire una nave che fu ormeggiata nel porto di Vietri.

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Questa imbarcazione solcava il Mediterraneo per raggiungere comodamente e velocemente gli innumerevoli monasteri di proprietà della Badia sparsi nel sud Italia.

La Nave della Badia di Cava de’ Tirreni

La nave era condotta da monaci, si.

Essi erano marinai esperti e tutti provenienti dalla Costiera Amalfitana.

Questa nave arrivava a toccare anche le coste africane.

Per motivi commerciali, ma anche per mantenere vivi i rapporti con il Monastero di S. Maria di Latina, costruito da mercanti amalfitani nelle prossimità del Santo Sepolcro e affidato a Monaci della Badia, l’abate Pietro Pappacarbone abdicò a favore di S. Costabile (1118 – 1124).

Con il nuovo abate e soprattutto con il suo successore Beato Simeone (1124 – 1141), I traffici commerciali marittimi dell’Abbazia di Cava de’ Tirreni continuarono.

Difatti alla prima nave se ne aggiunsero altre sempre di proprietà del monastero.

Addirittura ci sono dei racconti di miracoli avvenuti su queste navi.

Il libro del benedettino Paul Guillaume sulla vita di S. Costabile riporta vari prodigi avvenuti sotto il governo di Simeone.

Sembra che per intercessione del Santo, una nave comandata del monaco-marinaio Giovanni Amalfitano nativo di Atrani, prima riesce ad evitare una tempesta, e poi sfugge alle insidie dei corsari, e alla ferocia del barbaro Re d’Africa.

Cosa esportava e cosa importava la Flotta Navale della Badia di Cava de’ Tirreni

Le navi della Badia esportavano in Oriente i generi alimentari, frutto delle immense rendite in natura che venivano consegnate al monastero.

Invece si importavano, da quei luoghi, generi non reperibili in Italia e tutte quelle merci che occorrevano, tanto per uso del monastero cavese che per quello delle badie, priorati e chiese alle sue dipendenze.

La flotta navale fu operativa fino al XIV secolo.

Alcune delle navi erano Saette, lo si è rilevato dal registo dell’Abate Tommaso (1260) che annota le spese per il loro allestimento.

Altri documenti che testimoniano questa attività dell’abbazia cavese sono i seguenti.

Il primo è una Carta Marittima dell’intero bacino del Mediterraneo, ove sono minutamente descritti tutti i porti delle coste Europee, Asiatiche e Africane.

Il secondo documento è il Libro dei conti della nave del monastero di Cava.

Si tratta di un grosso manoscritto di 1400 pagine scritto in lingua araba del XIII o XIV secolo.

Arrivati al secolo XV la Badia cominciò a perdere di importanza, e così anche l’attività marinara si concluse.

(Fonte: da un articolo di Paolo di Mauro su Cavastorie.eu)