Cava de’ Tirreni e i suoi Mestieri Antichi: la Filatura della Canapa

Foto Cava Antica Facebook

Sin da tempi molto lontani si ricorda in Santa Lucia di Cava de’ Tirreni l’esistenza della cosiddetta fatica d”a rota, ossia l’antico lavoro effettuato mediante l’utilizzo della ruota per la filatura della canapa.

Questo antico mestiere era un’attività espletata con maestria unica in tutte le famiglie.

Cava de’ Tirreni antica: come si svolgeva la filatura della canapa

Addette alla filatura erano principalmente le donne: un lavoro fatto in casa con l’aiuto di un figlio minorenne, nei ritagli di tempo libero, o come attività principale e continuativa.

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I proventi di questo lavoro costituivano un prezioso contributo per l’economia familiare, anzi in alcuni casi erano l’unica fonte di guadagno.

La filatura consisteva nel ricavare dalla canapa pettinata dei fili uniformi, ‘i capi, usati poi come componenti di spaghi, trecce e corde.

Le donne, molto abili, riuscivano a filare con due mani, cioè, realizzavano contemporaneamente due fili.

I fili, di lunghezza variabile da 20 a 50 metri, venivano legati a due pali sistemati rispettivamente alla testa e alla coda del corridoio di lavoro, detto ‘u filaturo, in attesa della fase successiva di lavorazione.

La ruota era un congegno che, mediante un semplice giro, metteva in movimento degli ingranaggi a pioli, ‘i rrace, sistemati su una croce, di solito fino a cinque, utilizzati in un numero diverso a seconda della fase di lavorazione.

A girare la ruota veniva chiamato quasi sempre un ragazzo, aiutante del lavorante, data la semplicità dell’azione che richiedeva unicamente garbo e continuità.

Le fasi di lavorazione successive

Poi si passava alla fase della pettinatura della canapa, operazione preliminare alla filatura.

Essa rendeva la canapa, liberata da qualsiasi corpo duro, soffice e ovattata, pronta per essere filata.

L’arnese utilizzato per questa operazione, il pettine (‘u pettine), era costituito da un pezzo di tavola di legno di varie dimensioni, con numerosi chiodi, tutti uguali per ogni esemplare.

Ne esistevano diversi tipi, con chiodi piccoli, medio grandi, a partire da qualche centimetro fino a una decina, sistemati a diversa distanza.

Durante la pettinatura, la canapa veniva selezionata in base alla struttura, sottile o spessa, in modo da poterla destinare a diversi tipi di filatura per ottenere così prodotti leggeri o pesanti, ovvero spaghi o funi.

A seguire, si faceva la commettitura.

Un pezzo di legno a forma di pigna (‘a pigna), con diverse scanalature, fino a cinque, costituiva lo strumento necessario per la fase di lavorazione detta commettitura.

Questa fase è l’operazione che unisce più fili dando origine allo spago.

Unendo più spaghi, avevano origine le trecce, oppure più trecce generavano le corde, e con più corde si arrivava alle funi.

Le fasi finali della lavorazione della canapa a Cava de’ Tirreni

Gli spaghi usciti dalla filatura venivano sistemati in matassine, di varie grandezze, a seconda dello spessore dello spago.

La formazione delle matassine costituiva la fase di raccolta del lavoro.

L’oggetto utilizzato era ‘u nnaspaturo, un’asta di legno con dei pioli mobili, adattabili a dei fori, a distanze opportunamente scelte, che determinavano la lunghezza della matassina.

L’insieme delle matassine formava il mazzo di spaghi.

I nomi degli utensili

‘U vìnnolo era una specie di arcolaio a forma di tronco di cono, sistemato su un asse verticale che gli consentiva di essere girevole.

Su di esso venivano poste le matassine per ricavare gomitoli ( ‘i gliuòmmere).

A carruzzella era il mezzo di trasporto della materia grezza, canapa pettinata in questo caso, dalla fabbrica al luogo di lavorazione, e viceversa per il prodotto finito.

Costruita direttamente dal privato, consisteva in una pedana di legno con quattro ruote a cuscinetti (‘i rrote a palline), e due anteriori più piccole poste su un asse girevole che consentiva manovre di svolta.

Aveva anche due ruote posteriori, più grandi, sistemate su un asse fìsso, capaci di sopportare il peso del carico.

Ogni fine settimana i lavoranti si recavano dai loro padroni, ‘i zi masti, per la consegna del lavoro e il ricevimento del compenso monetario.

(Tratto da: “Museo Arti e Mestieri, Civiltà Contadina , Santa Lucia di Cava de’ Tirreni: vita e lavoro delle passate generazioni” di Autori Vari, Areablu edizioni, 2017).