Cava de’ Tirreni Storia: la Tragedia dell’Alluvione del 1954

Foto by Roberta Pecoraro

L’alluvione di Cava de’ Tirreni del 25 e 26 Ottobre 1954 fu una grave catastrofe causata da precipitazioni meteoriche di portata eccezionale.

La tragedia fu talora aggravata nelle aree interessate da disboscamenti dissennati, i quali favorirono alcuni movimenti franosi estesi e distruttivi.

Cava de’ Tirreni Storia: Ecco Cosa Successe Durante l’Alluvione del ’54

La pioggia cominciò a cadere con intensità moderata dalle ore 13:00 del 25 ottobre 1954, diventando più intensa verso le ore 17:00.

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Le precipitazioni aumentarono sempre più fino ad assumere le caratteristiche di un nubifragio, raggiungendo la massima intensità fra le ore 20:00 e la mezzanotte, ma proseguendo poi per tutta la notte.

Esse furono talmente abbondanti che tra le 20 e le 24 erano caduti più di 500 mm di pioggia.

Le devastazioni furono immense: frane, voragini, ponti crollati, strade e ferrovie distrutte in più punti, case spazzate via, scantinati allagati.

I danni si calcolarono superiori ai 45 miliardi delle vecchie lire.

La furia delle acque causò estese frane, una delle quali, staccatasi dal pendio di un monte da poco disboscato, spazzò via il villaggio di Molina, ed un vicino ponte monumentale dell’acquedotto, chiamato “Ponte del Diavolo”.

I due torrenti Bonea e Cavaiola provenienti da Cava trascinarono a mare una tale quantità di detriti da creare l’attuale spiaggia di Vietri.

Tutta la costa del salernitano comunque cambiò il suo aspetto, risultando in numerosi punti più avanzata a causa dell’apporto di detriti.

Cava de’ Tirreni: il giorno dopo la devastante alluvione del 1954

Ma chi avrebbe mai pensato che al risveglio, alle cinque del mattino, le campane della chiesa di San Francesco a Cava de’ Tirreni suonassero a distesa, non per annunciare la quotidiana messa del mattino, ma uno stato di grave calamità?

Coloro che uscirono all’alba si unirono a tanti altri che raccontavano di tetti scoperchiati, di case trascinate a valle dalla furia degli elementi, di morti.

Insomma, tantissime persone erano passate dal sonno alla conclusione violenta della loro esistenza.

L’epicentro del disastro fu in effetti sui monti di Cava de’ Tirreni, da cui scendono i torrenti Bonea e Cavaiola.

Dai fianchi delle montagne, infatti, i corsi d’acqua scesero impetuosi, trascinando un enorme massa di fango, detriti ed alberi abbattuti, i quali a loro volta furono catapultati violentemente sulle strade, sui ponti, sui centri abitati.

Le acque si riversarono particolarmente impetuose dal monte San Liberatore che sorge tra Vietri e Salerno, che risultarono entrambe sconvolte.

In tutto si contarono (fra morti e dispersi) 318 vittime, 250 feriti, e circa 5.500 senzatetto.

A Salerno le vittime furono un centinaio e circa 100 i feriti; i morti di Vietri sul Mare furono oltre 100; a Cava de’ Tirreni 37; a Maiori 37.