Gastronomia e Ricette

Il casatiello dolce: una tradizione pasquale tipica amalfitana

E’ già tempo di Pasqua in Costa d’Amalfi: l’atmosfera primaverile, dopo un inverno più mite che mai, inebria i sensi di chi, in questi giorni, si ritrova a passeggiare tra i suoi borghi. Proprio come il profumo di zagare, e quello di limoni, ormai già maturi, a puntellare i meravigliosi terrazzamenti digradanti verso la distesa azzurra del mare. Un’esplosione di colori è anche quella che domina le vetrine delle pasticcerie della Divina, già ricche di dolci della tradizione. Tra questi, c’è senz’altro il casatiello dolce, uno dei più rari e meno diffusi nel resto del territorio regionale, a differenza della pastiera, di origine napoletana.

Il casatiello dolce: dove è diffuso

Questo dolce si consuma tipicamente nel periodo pasquale, ed è diffuso sia in Costiera Amalfitana che nell’isola di Procida e, sulla terraferma, a Monte di Procida, nei Campi Flegrei (dove è più alto e pronunciato). Ma, a dispetto del nome, è ben diverso dal suo omologo salato.

Protagonista indiscusso è il criscito, la pasta madre che un tempo era preparata in casa e che conferisce al dolce la sua tipica soffice conformazione, e consentendone anche una lunga conservabilità, proprio come per il casatiello salato.

Pur essendo un dolce tipicamente amalfitano, e consumato principalmente dagli abitanti del luogo, il casatiello dolce attira anche i tanti turisti che vi giungono, come ogni anno, a ridosso di Pasqua, per trascorrere il periodo festivo nell’antica repubblica marinara.

In molti sono attratti dal colore dei diavulilli e dalle composizioni di ovetti di cioccolata e di sagome di animaletti a tema tipicamente pasquale in pasta di zucchero che lo sovrastano – commenta Michele Guida della pasticceria Savoia – Il casatiello dolce è parte integrante della nostra tradizione eppure non sempre è valorizzato come si dovrebbe: eppure è buonissimo ed è una valida alternativa alla pastiera, in quanto più facilmente conservabile e, per questo motivo, anche più semplice da trasportare. Non a caso, molti lo impiegano il Lunedì in Albis nelle gite fuori porta o anche, semplicemente, per chiudere il ricco pranzo domestico“.

Andrea Bignardi

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