Carnevale in Campania: scopri tutti i dolci tipici della nostra tradizione

Carnevale non è solo la festa dei bambini e dei coriandoli colorati ma anche la feste delle prelibatezze da gustare a tavola che, per l’occasione, assume sfaccettature varie e colorate.

L’origine dei dolci di Carnevale è da far risalire a secoli addietro, quando i giorni di Quaresima venivano rispettati con estremo rigore. Questi giorni, martedì e giovedì grasso, erano gli ultimi prima della Quaresima per cui anche gli ultimi giorni per peccare di gola.

Tra i dolci simbolo del Carnevale napoletano ci sono sicuramente le chiacchiere. Che si chiamino frappe, bugie o cenci, le chiacchiere prevedono un impasto a base di farina, burro e vino (o liquore). La sfoglia, che deve essere friabile ma sottile, va fritta fino alla doratura in una padella capiente e piena di olio bollente. Per chi è attento alla linea, le chiacchiere possono essere cotte anche al forno.

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L’origine delle chiacchiere è contesa tra Lazio e Campania. Secondo la tradizione storica l’origine delle chiacchiere risale ai Saturnali romani durante i quali erano preparati dei dolci a base di uova e farina, fritti poi nel grasso di maiale: i frictilia.

La tradizione napoletana, invece, li fa risalire alla Regina Savoia che era solita ricevere tantissimi ospiti e prodigarsi in lunghe chiacchierate. Si dice che un giorno, a causa della fame, fosse stata costretta ad interrompere le sue chiacchiere e ad ordinare al cuoco di corte di prepararle qualcosa da mangiare in compagnia dei suoi ospiti. Da qui, ovviamente, il nome “chiacchiere”.

Foto by Francesca Ferri via Facebook

Oltre le chiacchiere, regine indiscusse delle nostre tavole nel giorno di Carnevale sono le castagnole. Il loro impasto è a base di farina, zucchero e uova e possono essere farcite con crema. Una volta fritte si servono con una bella spolverata di zucchero.

A Napoli non è Carnevale senza l’accoppiata chiacchiere-sanguinaccio. La crema dolce al cioccolato nel quale intingere le chiacchiere ha una ricca storia alle sue spalle. Le preparazioni precedenti al 1922, anno in cui ne fu vietato l’uso per motivi igienici, avevano come ingrediente il sangue del maiale, a cui si deve il nome del dolce. Il sangue, mescolato di continuo per contrastarne la coagulazione, veniva aggiunto alla crema di cacao cotta a parte. Dopodiché si univano al composto altri ingredienti come spezie, caffè e uva passa, oltre ad una buona dose di zucchero.

da GialloZafferano

Infine non può mancare sulle nostre tavole il Migliaccio, una torta di semolino e ricotta. Preparato anche in occasione della Pasqua, il Migliaccio ha origini risalenti al Medioevo e deve il suo nome al latino miliaccium, pane di miglio. In origine era preparato con farina di miglio e sangue di maiale, come molti altri dolci dell’epoca.

Un dolce povero, ma nutriente, che nel corso del tempo ha visto cambiare la sua ricetta con la messa al bando del sangue di maiale. All’ingrediente proibito sono stati sostituiti zucchero, cannella, farina e uova. Il migliaccio è ora una torta dal profumo particolare e dal gusto molto simile alla pastiera napoletana e nelle sue varianti è disponibile sia dolce che salato.