Canova e l’antico all’Arsenale di Amalfi: un grande evento del Marini Gioia

Dalle forme sinuose delle sue sculture al ruolo ricoperto per riportare in Italia parte del patrimonio depredato da Napoleone. E’ stato un Antonio Canova a tutto tondo quello raccontato ieri nell’Arsenale di Amalfi dal professor Giuseppe Pavanello, accademico di grande sensibilità artistica e dalle straordinarie doti comunicative.

Massimo cultore del «nuovo Fidia», Pavanello, professore di Storia dell’Arte Moderna presso l’Università degli Studi di Trieste, è stato ospite ad Amalfi nell’ambito della presentazione di una nuova importante opera acquistata recentemente dal Marini Gioia e che impreziosirà la biblioteca dell’istituto: Antonio Canova. Il segno della bellezza edito da UTET Grandi Opere.

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Pavanello, curatore peraltro della mostra in corso al MANN sul grande artista veneto, ha incantato il pubblico presente nella navata dell’Arsenale dove ha interagito con gli alunni del Marini Gioia rispondendo alle loro domande.

L’apertura dell’incontro è stata dedicata alla lettura di passi canoviani con accompagnamento di brani musicali d’epoca neoclassica a cura degli studenti del Marini-Gioia di Amalfi: Manuel Francese, Aurora Buonocore, Clelia Salsano, Luigi Reale.

La lettura dei passi, che pescavano anche nel greco antico, sono stati accompagnato da due violinisti ex alunni del Marini Gioia, Massimiliano Esposito e Matteo Conforti, e dal giovanissimo Davide Gentile alla tastiera.

Dopo i saluti istituzionali dell’Assessore alla Cultura del Comune di Amalfi Enza Cobalto, del Dirigente dell’Istituto Marini-Gioia di Amalfi Solange Sabina Sonia Hutter e del dottor Cavaliere in rappresentanza del Rotary Club Costiera Amalfitana, Giuseppe Pavanello, uno dei massimi esperti dell’opera di Canova, ha parlato del grande artista, svelando al pubblico alcuni aneddoti sulle opered el canove.

Come quelli della statua di Napoleone alta tre metri e in cui l’artista lo immaginò il piccolo imperatore completamente nudo. Motivo, quest’ultimo, per cui quell’opera non venne mai esposta ai francesi, ma relegata in uno scantinato del Louvre da cui poi fu trasferita a Londra presso l’Aspley House dove è attualmente custodita.

Oppure il nudo di Paolina Bonaparte che alla domanda «cosa hai fatto, ti sei denudata?», rispose così: «Si, ma l’ambiente era estremamente caldo».

Mario Bartiromo della Utet ha invece descritto nel dettaglio il volume Antonio Canova. Il segno della bellezza edito da UTET Grandi Opere, di cui il Pavanello è autore e curatore.

Un volume straordinario di circa 400 pagine progettato per celebrare, nell’Anno Europeo del Patrimonio Culturale, il grande artista italiano famoso in tutto il mondo.

L’edizione è a tiratura limitata, oltre ai testi di Pavanello, contiene 75 opere fotografiche delle sculture canoviane realizzate del maestro Mimmo Jodice, grande interprete della fotografia contemporanea che ha firmato personalmente l’immagine fotografica incastonata sulla copertina dal titolo “La Venere Italica”.

Nella pubblicazione, alle fotografie di Jodice si aggiungono più di 100 immagini di opere in gesso, pitture a tempera e a monocromo, bozzetti, disegni e incisioni di Canova realizzate dal fotografo Alfredo Dagli Orti tramite campagne fotografiche apposite.

L’incontro, moderato dal giornalista Mario Amodio, è stato possibile grazie all’impegno della preside Solange Sabin Sonia Hutter e dai docenti Giuseppina Severino, Salvatore D’Amato, Giovanni Lucibello, Marco Alfano e Luigi Buonocore che hanno curato il coordinamento didattico.

Soddisfatta la dirigente scolastica che al termine dell’evento di ampio spessore culturale ha ringraziato la scuola, gli alunni, i suoi professori, ma soprattutto il professor Pavanello che col suo fare da grande narratore ha contribuito a scrivere un’altra bella pagina di storia nel tempio della marineria amalfitana.