Atrani e le “Metamorfosi” protagonisti della mostra su Escher al Pan di Napoli

Foto Prof. Mariella De Meo

Sta avendo un grandissimo successo di pubblico la mostra su Escher che sarà visitabile al Pan di Napoli fino al 22 aprile.

La mostra itinerante, che ha già battuto ogni record di visitatori in tutto il mondo da New York a Singapore, vanta circa 200 opere dell’incisore olandese che fece della Costiera Amalfitana un po’ la sua seconda casa.

A Ravello infatti Escher conobbe la ragazza che diventerà poi sua moglie, mentre ad Atrani, alle sue case ed alle sue scale si ispirò per la celebre opera Metamorfosi due. In generale era innamorato del sud Italia, che percorse in lungo e in largo. Era interessato ai vulcani, ai paesaggi naturali e alle architetture delle case.

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Sono tantissimi infatti i lavori dedicati in particolar modo ad Atrani, come la “Metamorfosi II”, forse l’opera più conosciuta di Escher dedicata al piccolo borgo della nostra Divina. Atrani compare anche in tantissime altre opere meno conosciute come “Dilapidated houses in Atrani” (Case in rovina in Atrani, 1931); “Covered alley in Atrani” (Vicolo coperto, 1931) e “Metamorphosis I e II”.

In “Case in rovina in Atrani” si vede un bellissimo ed insolito scorcio del borgo visto dal corso principale ( ed unico) del paese. Sullo sfondo l’inconfondibile campanile della chiesa della Maddalena che si raggiunge o dalla strada statale o perdendosi tra i caratteristici vicoli del paese.E sono proprio i vicoletti il tema di un’altra opera di Escher: “Vicolo coperto”.

E poi le famose “Metamorfosi”: la I, di dimensioni minori rispetto alle altre due, non è colorata, non appare il ponte e nemmeno la scacchiera ma la trasformazione è solo a monte di Atrani. Più grandi le Metamorfosi II e II ( 4 e 7 metri): qui Atrani si trova inserita in una lunga serie di trasformazioni e la visuale è opposta rispetto alla prima. Oltre ad aver inserito ponte, torre e scacchiera con numerosi pezzi, queste due metamorfosi sono anche parzialmente colorate.

La mostra del Pan è composta principalmente da xilografie come “Relatività”(1953), “Vincolo d’unionè” (1956) e “Metamorfosi II” (1939) ma ci sono anche da stanze “laboratorio” per esperimenti rapidi e di grande effetto sugli spettatori, come le stanze a specchio o la stanza delle illusioni ottiche, dove la persona appare più grande perché né soffitto né il pavimento sono lineari.

Foto Prof. Mariella De Meo

E poi ancora video con la biografia dell’artista e documenti, tra cui un giudizio modello Trip Advisor che Escher lasciò andando via dall’hotel Toro di Ravello, che ospitò anche Grieg. Una sezione consistente è sulla visione dell’artista-grafico sulla Costiera Amalfitana, di cui amò i motivi moreschi.

La mostra è promossa dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli, è prodotta e organizzata dal Gruppo Arthemisia in collaborazione con la M.C. Escher Foundation e curata da Mark Veldhuysen e Federico Giudiceandrea.

La mostra è aperta fino al 22 aprile tutti i giorni dalle 9.30 alle 19.30. Il costo del biglietto è di 13 euro.