Atrani: mancata pulizia briglie Pontone, comune vuole chiarezza su competenze. Stupisce silenzio degli attivisti

Se è vera la notizia pubblicata qualche giorno fa da Il Vescovado e relativa a una presunta inchiesta sulla pulizia delle briglie poste nell’asse del torrente Dragone in territorio di Scala, beh allora non c’è di che stupirsi. Perché è ormai da oltre un anno che cittadini e stampa invocano la rimozione di quel materiale. E da oggi si apprende che anche il comune di Atrani non è stato a guardare, forse perché ha lavorato sotto traccia per evitare clamori pensando che le mediazioni portassero risultati. Chissà. Comunque sia, proprio oggi è uscito allo scoperto invocando chiarezza sulle competenze. L’ultima volta che quello scempio è stato documentato fotograficamente, insieme a fango, materiali di risulta, bottiglie c’era persino un casco da motociclista. Una massa ingombrante che ormai ha pareggiato il livello delle sponde laterali di quella parte del corso d’acqua ubicata al fianco della strada rotabile che porta a Pontone. E mentre Atrani riprende lentamente la sua fisionomia (non senza critiche soprattutto per la pavimentazione tuttora in atto sulla piazza) viene spontaneo chiedersi: che fine ha fatto il Comitato Sos Dragone…? Mica si è disciolto come per “Incantesimo” dopo l’ultima tornata elettorale? Perché chi ha vissuto il dramma dell’alluvione, sporcandosi le mani di fango nei giorni successivi a quella tragedia, ricorderà bene l’attivismo prodotto dinanzi a cronisti e telecamere. Sull’indecente situazione che si protrae dal luglio 2014 non è stato fatto finora accenno. Neanche dagli enti coinvolti. Almeno fino ad oggi. Fino a quando il comune ha deciso di dire la sua, colmando in parte anche il silenzio degli attivisti. E in un comunicato dal titolo “Atrani: le briglie e la rincorsa alle competenze. Facciamo chiarezza” ha puntato l’indice contro una situazione imbarazzante. «Una situazione di stallo, quella attuale, che persiste nonostante Atrani abbia costantemente sollecitato le autorità competenti, gli  organi sovracomunali e gli altri comuni interessati dagli 11 km che il Dragone percorre, prima di sfociare nel mare costiero, ad effettuare manutenzione, pulizia e controllo dell’effettiva efficacia del sistema delle briglie, oltre a quelle dell’intero alveo del fiume – si legge nella nota – Atrani ha sempre fatto tutto quello che la propria competenza territoriale consente, specie dopo il 9 settembre, “vittima” di un sistema di gestione delle emergenze a dir poco confuso: ha sollecitato ripetutamente l’Arcadis, intervenuta dopo l’alluvione,  a completare finalmente i lavori nell’area delle vasche borboniche (che  si trovano nel territorio di Atrani e sono l’importante ultimo filtro  prima del tratto tombato) in modo tale da poter effettuare la pulizia periodica delle stesse; ha sollecitato i comuni sovrastanti, che fanno anche parte della Comunità Montana con tutte le ulteriori competenze che ad essi spettano, ad effettuare un vero controllo lungo tutto l’asse del torrente, per impedire che quelle briglie “mal concepite e realizzate” da cui, oggi, sembra unicamente dipendere la sicurezza di Atrani». Insomma, il comune, seppur privo del supporto di quell’attivismo che un tempo invocava legittimamente la sicurezza del borgo anche dopo l’alluvione, prova a mettere le mani avanti. E la nota diffusa oggi è una sorta di difesa d’ufficio, in particolare per le cose fatte e per le recriminazioni prodotte agli enti sovracomunali circa gli interventi mancati. Come quelli della pulizia delle briglie. «La difesa del territorio e il controllo di tutto il corso del fiume (11 km in buona parte nei comuni di Ravello e Scala) è probabilmente la vera arma di prevenzione delle emergenze, alla luce di quanto e soprattutto scende a valle anche dopo una normale pioggia – si legge poi nella nota – Atrani ha predisposto un Piano di Protezione Civile (con tanto di esercitazioni fatte ed altre previste per spiegare alla popolazione come gestire l’allerta) in caso di emergenza da dissesto idrogeologico e installato una telecamera (controllata dagli organi competenti, in caso di allerta meteo, presso i locali del Centro Operativo Comunale) e sensori d’allarme lungo il tratto di pertinenza comunale per consentire  l’evacuazione in tempo utile. Ha provato a regolare il problema delle auto parcheggiate lungo via dei Dogi, stabilendo il divieto di sosta dalle 24 alle 8 e per l’intera durata degli stati di allerta meteo. Resta questo un punto debole su cui bisogna ancora lavorare. Ad esempio pensando, assieme all’Arcadis, di creare un parcheggio in roccia che permetta di liberare definitivamente l’intero tratto dalle auto. Siamo proprio sicuri che gli altri Enti coinvolti possano dire con altrettanta convinzione di aver fatto tutto quanto nelle loro facoltà? Ad oggi, l’ultima pulizia delle barriere frangi-colata e delle briglie  a pettine (realizzate dal Genio Civile di Salerno all’indomani  dell’evento alluvionale) risale al luglio 2014 ed è costata circa 35.000 euro. Perché la Regione Campania risulta latitante in questo senso da ben  18 mesi? E soprattutto, pensando alla sicurezza dei cittadini, perché lasciare gli Enti locali da soli ad affrontare la gestione di un’opera forse incompleta e inefficace, incidendo su situazioni di bilancio già precarie?». Interrogativi, che seppur tardivi, hanno lo stesso effetto di un macigno lanciato nello stagno. «Allo stato attuale non risulta il “pieno trasferimento delle competenze” agli Enti locali in merito alle briglie ci sia mai stato, e per “pieno” si intende, oltre alla mera individuazione dell’Ente, anche il trasferimento di risorse economiche, umane, organizzative e strumentali per garantire l’esercizio effettivo delle funzioni – conclude la nota – Come se non bastasse, risultano ancora non realizzate le piste per procedere alla periodica rimozione dei detriti di buona parte delle briglie in questione, completamento dell’opera anch’essa di competenza della Regione Campania. Cui prodest? A chi giova questa continua rincorsa alle competenze? Sicuramente non al cittadino di Atrani, costretto a convivere con il  rischio idrogeologico… e con una gestione della sicurezza e degli interventi di mitigazione del rischio che di “sicuro”, ad oggi, non  ha proprio nulla. Sicuramente molto è stato fatto, ma molte sono state finora anche le incertezze che hanno accompagnato la vicenda. L’auspicio è che si faccia al più presto chiarezza, e lo si faccia definendo le competenze una volta per tutte e senza più indugi, per continuare a lavorare concretamente sulla sicurezza del nostro fragile territorio». Insomma, meglio tardi che mai. Ad Atrani gli “Incantesimi” sembrano essersi davvero rotti…