Amalfi tra le “Meraviglie” di Alberto Angela: stasera su Rai1. Il Video dell’anteprima

Inizia questa sera il tanto atteso programma tv condotto da Alberto Angela “Meraviglie – la Penisola dei Tesori” che andrà in onda a in prima serata su Rai 1.

E tra le tappe della prima puntata di oggi, 12 marzo, c’è anche Amalfi con i suoi tesori: il duomo maestoso dedicato a Sant’Andrea, il Chiostro del paradiso e le torri di avvistamento tra cui quella di Conca dei Marini.

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Il programma, che punta a mettere in risalto le bellezze d’Italia, è stato preceduto la scorsa sera un’anteprima in cui sono passate velocemente in rassegna le bellezze, naturali ed architettoniche, riconosciute dall’Unesco come patrimonio dell’umanità e che il famoso divulgatore scientifico passerà in rassegna nel corso di quattro puntate per un totale di 12 tappe.

Il conduttore ha raccontato più volte di avere registrato lo scorso novembre ad Amalfi una puntata in cui si racconterà il Mediterraneo e che si soffermerà anche sulla storia e sulle bellezze dell’Antica Repubblica Marinara e della Costiera Amalfitana, interamente sotto tutela Unesco.

Durante le riprese di novembre le telecamere Rai si soffermarono in Piazza Duomo tra l’atrio della cattedrale di Sant’Andrea e il chiostro del Paradiso. La produzione si spostò poi alla Torre del Capo di Conca, a Conca dei Marini, a Sorrento e a Baia per un percorso attraverso le eccellenze artistiche di questa parte della Campania.

Ecco cosa ha scritto Alberto Angela sulla sua pagina Facebook: 

Carissimi,
stasera riparte “Meraviglie, la penisola dei tesori”, con quattro nuove puntate. Riprenderemo i viaggi in Italia a caccia dei siti più suggestivi del nostro patrimonio archeologico, artistico, architettonico e storico. La formula è quella consueta, con tre grandi capolavori a puntata (uno a Nord, uno al Centro, uno al Sud) con, in più, altri siti sorprendenti. Quest’anno abbiamo allargato i nostri orizzonti, andando a cercare meraviglie non visibili perché nascoste sotto le onde del mare oppure nel cuore delle montagne. È il caso dello straordinario sito archeologico di Baia, che vedrete questa sera (interi quartieri di età romana sott’acqua, con splendidi mosaici) o delle Grotte di Frasassi, che lasciano senza fiato. Anche nelle musiche che accompagnano le immagini abbiamo scelto opere immortali di grandi compositori italiani, veri e propri gioielli di un patrimonio “immateriale” che rappresenta l’Italia nel mondo. È naturale che quello che vedrete e ascolterete finirà per riempirvi dell’orgoglio di essere italiani. Ma ci tengo a sottolineare che costituisce qualcosa di molto più importante: è la nostra identità. Quel patrimonio siamo noi.
Lo sappiamo, l’Italia è la nazione al mondo che ha più siti Unesco. Ma sarebbe sbagliato definirli semplicemente dei bei capolavori o dei bei monumenti. Sono molto di più. Essi rappresentano, appunto, il nostro modo di pensare, di parlare, di ridere e, in generale, di vivere.
Attraverso di essi, ogni generazione del passato ha voluto rappresentare ciò che intendeva per bellezza, armonia, anche potere a volte. Quel brivido e quell’emozione che provate ancora oggi davanti al Barocco del Val di Noto o agli affreschi di Palazzo Te a Mantova o agli imponenti resti dei Nuraghi in Sardegna, sono il messaggio che ci hanno tramandato. 
Il nostro modo di pensare e di vivere ogni giorno non è innato, è il frutto o se volete la somma di tutto ciò che hanno creato (e ci hanno lasciato) le generazioni passate. In effetti, i capolavori che ammiriamo ovunque nel nostro paese sono solo la parte visibile e “materiale” di ciò che ci è stato regalato, quello che noi abbiamo in testa. Cioè la nostra cultura. Ho viaggiato tanto e solo da noi ho visto questa ricchezza senza pari di cultura e di creatività. Il fatto che l’Italia abbia il maggior numero di siti Unesco al mondo non è un caso. Anche perché, dettaglio fondamentale, mentre in altre nazioni i siti Unesco rappresentano spesso solo isolati periodi luminosi della loro storia, da noi, al contrario, sono presenti lungo TUTTA la nostra storia. Anzi persino nella preistoria. Questo significa che ogni generazione in Italia da secoli realizza capolavori che il mondo ci invidia, grazie ad una creatività e ad una genialità sorprendenti. Credo che proprio questo passato e la forza culturale che ne deriva, siano un potente ingrediente carico di stimoli e fertilità culturale per riuscire ad affrontare le non facili sfide che ci attendono. E penso soprattutto ai ragazzi e alle ragazze di oggi: sono loro la nostra speranza per il futuro.