Amalfi, Sant’Andrea e il miracolo della Manna. Quando a un uomo di Tramonti ritornò la vista

Il miracolo che tutti attendono con trepidazione non è solo quello dello scioglimento del sangue di San Gennaro a Napoli. In Campania, terra di fede e di tradizioni, di eventi straordinari ve ne sono diversi. Ma uno di questi, considerato tra i più prodigiosi, si perpetua ad Amalfi. Da oltre 700 anni. E’ il miracolo della Manna di Sant’Andrea Apostolo il cui rito si ripete in alcuni periodi dell’anno. Comprese le vigilie della festa patronale e di quella estiva celebrata in ricordo della violenta tempesta scatenatasi in mare evitando l’invasione della flotta del corsaro saraceno Ariadeno Barbarossa.

«Il 29 novembre 1304 la cripta della cattedrale era gremita di fedeli, che partecipavano alla Messa solenne della vigilia dell’Apostolo – raccontava il compianto don Andrea Colavolpe nel libro “Amalfi ed il suo Apostolo” – Mentre si svolgeva il rito sacro, un anziano pellegrino (la leggenda narra che avesse una fluente barba e che fosse il Santo sotto mentite spoglie…) se ne stava prostrato presso una delle due fenestellae confessionis in atteggiamento devoto. Ad un tratto si levò di scatto e ad un chierico che gli era accanto, tale Pierantonio Suraldi, domandò: “Ma che è mai ciò che avviene qui dentro? Avete mai osservato?”. Il Suraldi sul momento non poté dar retta all’osservazione, ma al termine della celebrazione, quando ormai il pellegrino si era allontanato, volle osservare e scoprì nella cavità un vassoio d’argento a forma di coppa, che nessuno vi aveva posto, la cui superficie appariva cosparsa di bollicine liquide e gommose».

Si gridò al miracolo

Si gridò al miracolo e il chierico Pierantonio Suraldi, stando alle ricerche dell’indimenticato parroco di Amalfi, cominciò a plasmare le membra inferme dei presenti, soprattutto gli occhi. «Si narra di un uomo di Tramonti, cieco da sette anni, che riacquistò la vista e di una donna di Aversa, il cui figlioletto guarì dal “mal caduco”, dall’epilessia», aggiungeva poi il prelato nel suo racconto.

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Dal 1304 la Manna, stando a quanto ci è stato tramandato da don Andrea Colavolpe è scaturita dal Sepolcro dell’Apostolo tranne che in un periodo di tempo che va dall’episcopato di Ferdinando Giovanni Annio o D’Anna (1530-1541) al febbraio 1586 «quando, il giorno delle ceneri, una pia donna, che si chiamava Maximilia, dopo essere rimasta a lungo presso il Sepolcro in preghiera, constatò di nuovo la presenza della Manna ed avvertì l’Arcivescovo Giulio Rossini che accorse festante insieme al clero ed al popolo».

ph Giovanni Fusco

Quando si raccoglie la manna

«Quando la Manna c’è, si canta il Te Deum, si ringrazia Dio; se manca, si canta il Parce Domine – aggiunge don Andrea ColavolpeLa Manna è raccolta nelle principali ricorrenze liturgiche secondo il calendario della Chiesa amalfitana e cioè il 28 gennaio, quando si fa memoria del ritrovamento della Reliquia del Capo; il 26 giugno, vigilia della celebrazione del Patrocinio; il primo novembre, inizio del mese consacrato all’Apostolo; il 21 novembre, inizio del Novenario; il 29 novembre, vigilia della solennità annuale secondo il calendario della Chiesa universale; il 7 dicembre, inizio della pia pratica della Coronella. Del prodigio, esiste una cronistoria, iniziata nel 1908 per disposizione dell’arcivescovo Antonio Maria Bonito in cui vengono minuziosamente riportate le cronache del prodigio, avvenuto anche in altre date per particolari ricorrenze».

Perché si chiama Manna

Secondo quanto fu appurato da don Andrea nei suoi studi il termina manna deriverebbe da un’esclamazione in lingua araba: Man hu? «Quando gli Israeliti nel deserto, uscendo un mattino fuori le tende, videro il suolo ricoperto di una cosa minuta e granulosa, minuta com’è la brina nella terra, esclamarono meravigliati: Man hu? Che cos’è? – scrive don Andrea nel suo libro dato alle stampe nel 2001 – Per assonanza, quella sostanza granulosa fu chiamata manna».

Il prodigio anche lontano da Amalfi

Per lo stesso motivo, probabilmente, fu chiamata manna anche l’effluvio misterioso di una sostanza liquida che da sempre è avvenuto presso la Tomba venerata dell’Apostolo Andrea. «Gregorio di Tours dà questa testimonianza: L’Apostolo Andrea, nel giorno della sua festa, compie un grande prodigio, cioè la manna, che si presenta sotto forma di polverina o di olio profumato, che trabocca dal suo sepolcro – ci fa sapere don Andrea – Per esso è indicato il raccolto dell’anno seguente. Sarà esiguo se l’effluvio è esiguo, copioso se l’effluvio sarà copioso. Si dice che in alcuni anni l’olio è tanto abbondante da arrivare a metà basilica».

Ciò avviene a Patrasso, nell’Acaia, dove il beato Apostolo, crocifisso per amore del Redentore, diede gloriosamente termine alla sua vita. «Quando avviene l’effluvio, il profumo è tale che sembra siano state sparse attorno molte sostanze odorose – aggiungeva il prelato nel suo libro – Tutto ciò accade non senza utilità per il popolo, perché gli ammalati, attraverso unzioni o bevendo, ne ricevono beneficio. Le reliquie dell’Apostolo furono traslate da Patrasso a Costantinopoli nel 357 ed anche qui avvenne regolarmente il prodigioso evento».

«Da questa e da tante altre testimonianze, appare evidente che il fatto della Manna non è da circoscriversi nella realtà religiosa di Amalfi: è legato alle Reliquie del Santo perché avveniva ed avviene dove esse sono custodite e la sua manifestazione ha avuto ampia risonanza nella Chiesa: a Roma, nell’indice delle Reliquie della Basilica Vaticana, redatta dall’Alfarano, nel 18° reliquiario, in una delle quindici ampolle di cristallo, c’è l’indicazione Manna S. Andreae ap. – concludeva il compianto parroco della Città – Ad Amalfi il prodigio è stato scoperto solo dopo circa un secolo dalla traslazione delle Reliquie da Costantinopoli».