Amalfi piange l’avvocato Antonio Pansa, un esempio di grande signorilità

Non è facile affrontare la tastiera in questa domenica di giugno. Non è facile affrontare il coacervo di ricordi non senza commozione. Il magone ti soffoca ripensando a quella figura autorevole dell’avvocato Antonio Pansa. Alla sua signorilità, al suo modo garbato e leale di stare al mondo. A quel suo essere paterno anche con i figli degli amici più cari.

E’ un giorno triste per Amalfi dove l’avvocato ha elargito umanità a piene mani. La notizia della sua scomparsa è di quelle che tocca i sentimenti più intimi e rimanda inesorabilmente al passato.

A quelle partite dei mondiali dell’86, alla pesca a traino al tramonto. Alle sue considerazioni argute ed a quella grande fede calcistica per il Napoli che lo portò a prenotare una tavolata al Giardiniello di Minori appena saputo che Maradona, una sera del lontano 1989, avrebbe cenato proprio lì.

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Classe 1938, l’avvocato Antonio Pansa, non è stato solo un principe del foro ma a lungo anche docente di diritto presso il glorioso istituto tecnico per il turismo. Laureatosi in giurisprudenza insieme con il fratello, il notaio Andrea, alla Cattolica di Milano nello stesso corso di Romano Prodi, l’avvocato ha a lungo esercitato la professione nello studio che si affacciava alle spalle della fontana del popolo in piazza Duomo.

Amico dell’ex premier, l’avvocato lo ebbe per l’ultima volta suo ospite il 5 luglio del 2016. Fu allora la seconda volta che Romano Prodi trascorse un’intera giornata ad Amalfi, prima con lui in barca, poi a pranzo presso l’abitazione di largo Piccolomini.

Una visita che si materializzò dieci anni dopo quella cena che la famiglia Pansa gli organizzò la sera di quel 24 luglio del 2006, quando Prodi, allora presidente del consiglio in carica e complice il matrimonio del figlio di Mastella, suo guardasigilli fino alla crisi di governo, trascorse alcuni giorni di vacanza a Positano allungandosi poi ad Amalfi e Ravello con l’allora ministro Parisi.

Ci teneva a quell’amicizia l’avvocato Pansa, perché rinverdiva i ricordi dell’università. A Milano, in uno dei più prestigiosi atenei come quello del Sacro Cuore. E ne andava fiero. Così come andava fiero della sua famiglia, dei suoi affetti più cari come i suo quattro nipotini.

La commozione assale ripensando alla sua figura, ai suoi consigli, alle lunghe chiacchierate mai banali. Con l’avvocato Pansa se ne va un pezzo di storia, un uomo d’altri tempi. Se ne va qualcosa di più di un amico di famiglia.

Alla famiglia Pansa, e in particolare alla moglie Silvana, ai figli Emanuela ed Andrea, ai fratelli, il notaio Andrea e la professoressa Giulia, ai nipoti giungano gli attestati di commosso cordoglio. Ciao avvocato, che la terra ti sia lieve.