Amalfi piange Andrea De Crescenzo: incarnava una giovialità disarmante. Ciao «Cugì»!

«Cugì ‘a tien na penna?». La sento ancora quella voce che m’incalzava: nei vicoli, in piazza, dal balcone del Mariano Bianco. Arrivavi talvolta di soppiatto col tuo sorriso, la tua aria giocosa, ad avanzare la solita richiesta: «Cugì, damm na penna jà».

Come dirti di no. Come non farti felice. E appena lo zaino si apriva il tuo volto mutava espressione. Ed era una gioia saperti contento, vederti sorridere. Sentirti appagato per quel dono. Semplice, come il tuo modo di stare al mondo.

Mi ero ripromesso di non scrivere più ricordi di amici o di persone che hanno lasciato una traccia indelebile nella nostra società, ancora poco contaminata dall’evoluzione dei tempi. Ma non ce l’ho fatta. Perché Andrea De Crescenzo è una parte di me. Una parte di noi. Una parte di questa città. Una parte di questo lembo di terra che il mondo conosce come Costiera Amalfitana.

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Ci chiamavi «Cugì». Un appellativo che adoperavi con chi ti voleva bene. E ad Amalfi siamo siamo stati in tanti. E non solo per questo, oggi, il ricordo alimenta la tristezza.

Quanti aneddoti, caro Andrea. Quanti momenti in cui sei stato felice protagonista di una città che ti ha coccolato, rispettato, integrato in ogni suo contesto. Dalla Regata Storica, al Capodanno, dalla parrocchia ai pellegrinaggi.

Hai elargito a piene mani una giovialità disarmante con la forza della tua naturalezza. Quella stessa che ti portava a correre quando udivi una sirena o che, vestito di tutto punto, guidavi da vero maestro la banda folcloristica ai piedi del Duomo.

Il tuo incedere, fiero, al centro dei cortei delle processioni con in mano l’asta dei megafoni, o accanto alle sfilate con tanto di pass distintivo, la tua corsa lungo la scalea della cattedrale prima della veloce risalita della statua di Sant’Andrea, sono fotogrammi che ciascuno difficilmente cancellerà dal coacervo di ricordi.

Ma c’era una cosa che non svelavi: la tua età. Alla domanda «quanti anni hai?» rispondevi sempre allo stesso modo: «quanti ne ha Antonio Porpora». Il parroco di Amalfi del quale non solo eri coetaneo ma amico leale, fedele, sincero. Proprio come sapevi manifestarti all’interno di questo tessuto cittadino.

Oggi è un giorno triste per tutti noi, per la tua Amalfi, per i tanti amici che hanno invaso le bacheche di facebook con foto, selfie, ricordi dei momenti felici. Anche il Comune ha sospeso in segno di lutto gli eventi in programma questa sera. La Compagnia dei Carabinieri di Amalfi ha fatto di più: bandiera a mezz’asta davanti alla caserma e manifesto di cordoglio per ricordare «l’amico Andrea». Perché con te se ne va una pagina di storia. Una pagina che ci appartiene.

E ora? A chi darò le mie penne? Quelle che puntualmente infilavo nello zaino, certo che, incontrandoti, me le avresti chieste. Perché ad Amalfi non c’era giorno che non m’imbattevo nel tuo sorriso, nelle tue burle, nelle tue fanciullesche richieste. Perché eri l’amico a cui non si poteva dire di no. Le conserverò tutte, lo prometto! E se il Padre Celeste vorrà, ci divertiremo, un giorno, a scrivere e disegnare sul bianco delle nuvole. Ciao Cugì!