Amalfi piange Andrea Amendola. Ciao Barbone, ultimo di una scuola di politica

Tutti, ad Amalfi, speravamo presto di riabbracciarlo. Tutti. Anche quelli che, politicamente, sono stati per anni su posizioni contrapposte. Perché le voci che arrivavano dal Centro Italia, dove Andrea Amendola, da un anno circa era sottoposto a terapie riabilitative, lasciavano ben sperare.

E, invece, è arrivata la notizia che non ti aspetti. Quella che mai avresti voluto leggere sulle bacheche virtuali della piazza mediatica di facebook.

Andrea non ce l’ha fatta. Il suo cuore di leone non ha retto. E chissà, se per gli ultimi acciacchi o per quella vita spesa sempre in prima linea. Che tristezza, oggi, caro Barbone. Perché con te se ne va l’ultimo politico di razza, uno di quei pochi amministratori capaci di assumersi responsabilità nella loro carriera politica.

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Sagace, sferzante, colto, illuminato, amministrativamente arguto, Andrea Amendola apparteneva alla cosiddetta classe politica di ferro. Quella della tanto denigrata, oltraggiata, vituperata, offesa, prima repubblica.

Socialista, prima col sole nascente del Psdi, poi craxiano convinto, Barbone vantava una laurea in lettere e un’esperienza politica impressionante maturata tra gli anni Sessanta e gli anni Novanta. Un trentennio circa che lo ha visto protagonista come amministratore, sempre ai lavori pubblici, ma anche come stratega in quelle partite giocate sui tavoli della politica.

Più volte assessore anziano ai tempi delle maggioranze variabili, Barbone è stato per molti un punto di riferimento. Già, perché, quando c’era da chiedere un consiglio era meglio rivolgersi a Barbone. E oggi il solo rileggere i suoi scritti, le sue chiose politiche, i suoi attacchi anche vetriolo, le sue propositive riflessioni, costituisce un autentico bagno di cultura.

Ma soprattutto un amaro e triste ricordo. Contenuti, per i quali si può assentire o dissentire, ma che rappresentano ancora oggi, per quell’aulica elaborazione concettuale, autentici testi di letteratura politica.

Una vita spesa sempre in prima linea quella di Barbone. Ma non senza amarezze e rimpianti. Uno su tutti: il mancato completamento dell’area edilizia economica e popolare di Pogerola. Un suo cruccio, mai negato, per il quale si è speso e ha dato battaglia.

Ma al di là di quelli che sono stati gli eventi giudiziari che lo hanno visto protagonista resta il ricordo dei tanti interventi pubblici realizzati: dalla rete dell’acquedotto al rifacimento del palazzo di città, dallo stradone alla passeggiata verso il porto (immediatamente dopo la mareggiata del 1987), alla piazza Flavio Gioia.

E poi l’inizio dei lavori di collegamento tra la piazza municipio e il cimitero monumentale di Amalfi e la costruzione del molo della darsena. Candidato anche alla Camera, nella sua vita politica fu uno dei punti di riferimento del Psi salernitano che aveva in Carmelo Conte, ministro per le aree urbane, la sua massima espressione.

Ritiratosi a Montepulciano dopo le dimissioni da consigliere nell’ultima legislatura in cui si votò col proporzionale (1992) e che sancì la maggioranza a guida Dc-Psi, Andrea Amendola ritornò ad Amalfi nel 1997 candidandosi a sindaco della neonata aggregazione cittadina ForzaAmalfi con la quale riprese la sua attività politica talvolta con qualche asperità.

Dopo uno stop nel quinquennio 2006-2011, Barbone ritorno in consiglio comunale dove fu eletto nelle file di A come Amalfi che aveva come candidato sindaco l’attuale assessore all’agricoltura Antonietta Amatruda. L’addio alla vita politica qualche anno fa per dedicarsi alle problematiche della gente sotto il cartello di CittadinanzaAttiva con cui, finché ha potuto, si è interessato di alcune questioni vitali tra cui la sanità, la facciata del duomo, i servizi sociali.

Questo prima della sua lunga degenza scaturita da un improvviso malore mentre si trovava a Milano con i suoi cari. Ed è lì che ha continuato a combattere, forte dell’affetto di sua moglie Elisa e dei suoi suoi figlioli ai quali va un forte e sentito abbraccio.

Oggi Amalfi è più povera perché perde un pilastro. Un mare magnum di sapere e di conoscenze. E il rammarico più grande, per chi come lui la politica ce l’ha avuta nel sangue, è che quella scuola di direzione della vita pubblica – a cui avrebbe potuto dar vita – non aprirà mai i suo battenti. Amalfi oggi ricorda l’ultimo di una classe di ferro. L’ultimo politico di razza di una città che ha saputo esprimere sempre grandi cervelli al servizio della cosa pubblica. L’ultimo di una grande scuola di politica. Ciao Barbone.