Amalfi piange Alfredo Laudano. L’uomo delle metriche e dei «Sette Odori»

Ancora un giorno triste per Amalfi. Un giorno in cui torna a riaprirsi lo scrigno dei ricordi. Tutti legati ad attimi di vita vissuta che riconducono ad uno dei personaggi storici di questo tessuto cittadino. Un giorno triste non solo per la Città così come per la Costiera tutta. Perché Alfredo Laudano, del quale in tanti oggi piangono la scomparsa, era uno di quegli amalfitani universalmente noti. Dalle Americhe all’Europa più estrema.

Quando negli anni Ottanta dicevi «Sette Odori» la risposta era sempre la stessa: «Da Alfredo, a Duoglio». Un lembo di spiaggia in cui è passato il mondo e che seppe valorizzare col suo ristorante che proponeva cucina di mare oltre a quell’inimitabile «spaghetto ai sette odori».

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Era il suo regno. Passava di tavolo in tavolo, si sedeva. Portava allegria. Declamava la Livella, le poesie di Eduardo. I sonetti di Dante Alighieri. Raccontava aneddoti, strappava applausi. Un anfitrione d’altri tempi che ha saputo onorare la sacralità del convivio. Ma dietro a quella maschera c’era un dolore mai sopito per la scomparsa prematura di Ernestina, sua prima figliola che il Padre Celeste chiamò a sé in tenera età.

Di Alfredo, dallo spiccato senso dell’humor, torna alla memoria la sua cultura classica. Quelle metriche declamate agli angoli di strada così come i passi della divina commedia che portava scolpiti nella sua mente sempre lucida e brillante.

Amico fidato di Andrea Amendola (Barbone), suo ex cognato, è stato a lungo consigliere comunale ad Amalfi fino al 1996 quando abbandonò la vita politica. E la sua indole paciosa e accomodante, conciliatoria in taluni casi per quello spiccato senso della logica mediana, è stata sempre espressa ad ogni livello. Anche politico. Quante volte, grazie a lui, la concordia spesso si trovava ai tavoli di un ristorante dove sapeva riunire per ritrovare unità.

È un giorno triste per Amalfi. Perché con Alfredo se ne va un pezzo di storia. E sarà il profumo dei «Sette Odori», il suo intingolo che qualcuno continua a mantecare, a parlarci di Alfredo tra i vicoli o a quegli angoli delle strade dove ha dispensato sempre a piene mani affetto, perle di saggezza e consigli.

Se ne va un mito, un punto di riferimento. Ed Amalfi è un pò più povera senza quell’omino che incontrandoti non esitava a salutarti con un lapidario «Buongiorno padrò».

All’amico Gianluca, a sua sorella Imma, suoi prediletti figlioli, a sua moglie e alla famiglia Laudano tutta giungano i più sentiti e sinceri attestati di cordoglio. Che ti sia live la terra mast Alfrè.