Amalfi, ore decisive per i lidi balneari. Per il Sib «la chiusura è un danno d’immagine»

Malcontento, stupore, timore. Sono questi i sentimenti che serpeggiano ad Amalfi dopo il sequestro preventivo dei quattro lidi balneari che da decenni insistono sulla spiaggia grande di Amalfi. Una bomba scoppiata nel cuore dell’estate e rischia ora di generare il caos.

Già, perché c’è un problema soprattutto di mantenimento dei posti di lavoro oltre che di quegli accordi commerciali già siglati con clientela e strutture alberghiere. Insomma, una mannaia in piena estate che potrebbe infliggere un duro colpo a un importante segmento del sistema turistico cittadino.

«E’ un danno d’immagine ingente – dice il presidente provinciale del Sindacato Balneare Italiano, Alfonso Amoroso – perché ci sono turisti che hanno pagato, dipendenti che rischiano il posto di lavoro. Insomma già in primavera, questa vicenda, non solo avrebbe avuto una eco diversa ma avrebbe offerto altre possibilità di manovra. Forse sarebbe stato più ragionevole rinviare perché ora ne pagano le conseguenze persone che non hanno colpe. Cosa diranno i turisti al loro rientro nella loro terra di origine? In questo momento come sindacato stiamo studiando la situazione per cercare di uscire dall’impasse: stiamo facendo girare una marea di carte tra gli uffici legali. L’intenzione è quella di evitare soprattutto un danno di immagine al turismo. Perché Amalfi e la Costiera sono una vetrina».

Tramonti: domani sera il Premio di poesie Giardino Segreto dell’Anima

Al Giardino Segreto dell'Anima a Campinola di Tramonti si terrà domani, venerdì 14 giugno alle 20.15, il prossimo appuntamento con la Festa del Libro...

Ma come ha reagito la città alla notizia del sequestro preventivo dei lidi a cui è stato ordinato lo sgombero differito entro il 23 luglio? Sicuramente con stupore. Un sentimento questo che pervaso gli stessi titolari che in questo momento scelgono la tattica del silenzio. Mentre su altri tavoli è in atto un’altra partita. Quella affidata a tecnici e legali di parte (gli avvocati Andrea Di Lieto, Mario Farace e Francesco Gargano) che nei giorni scorsi hanno presentato istanza al tribunale del Riesame.

Le motivazioni del sequestro

L’estate amalfitana rischia di infuocarsi ancor più di quanto non lo sia già. E questo per effetto dei sequestri preventivi ordinati lunedì dalla procura di Salerno ai quattro lidi balneari che insistono sulla spiaggia grande di Amalfi.

Complessivamente poco più di 900 metri quadrati di spiaggia che entro una settimana dovrebbero essere liberati così come stabilisce il gip Marilena Albarano che, accogliendo la richiesta del pubblico ministero Maria Carmela Polito «di adozione del decreto di sequestro preventivo», ha emesso provvedimento cautelare nei confronti «di tutte le strutture degli stabilimenti balneari denominati Stella Maris, Mar di Cobalto, Marina Grande e Silver Moon».

I decreti di sequestro preventivo (lo sgombero è stato differito al 23 luglio) sono stati notificati lunedì mattina dagli uomini della Guardia Costiera di Amalfi e dai colleghi della sezione navale della Guardia di Finanza di Salerno.

Provvedimenti che hanno gettato nello sconforto i titolari dei quattro lidi e che preoccupano non poco considerato che questi sono giunti nel clou della stagione balneare. Ma non solo.

Una mannaia in piena estate che rischia di infliggere un colpo letale a un segmento del sistema turistico cittadino. I sequestri ordinati dal gip giungono dopo le recenti sentenze del Tar Salerno che ha respinto tutte le argomentazioni difensive con le quali i ricorrenti chiedevano l’annullamento delle ordinanze comunali di demolizione e di ripristino dello stato dei luoghi emesse il 24 giugno del 2014 dal responsabile dell’area tecnica del comune.

Una tempesta vera e propria per la quattro consolidate aziende la cui chiusura, qualora non si trovasse una soluzione, metterebbe in ginocchio il turismo balneare della città.

Il mito dei Bagni ad Amalfi

«Siamo in una grande tempesta. Mai immaginavamo tutto questo. E’ una batosta». E’ questo il laconico commento di uno dei gestori dei quattro lidi raggiunti dall’ordinanza di sequestro preventivo in cui figurano indagate sette persone.

«In un periodo in cui si lavora arriva una batosta terribile» è l’amaro e sconsolato commento a quanto si prospetta quest’estate sulla spiaggia grande di Amalfi. Qui è dal 1919 che va avanti un’antica tradizione. Quella della balneazione a cui col tempo si è affiancata una ristorazione di qualità.

Quelle opere finite nel mirino della magistratura, che ha intimato lo sgombero differito entro il 23 luglio, sono lì ormai da oltre trent’anni. Infatti, le quattro aziende del posto, che danno lavoro a una trentina di famiglie, sono ubicate in quella zona da tempo immemorabile e due queste figurano tra le eccellenze della ristorazione locale.

Un tempo, l’unico stabilimento era il “Flavio Gioia” spostatosi sulla spiaggia grande di Amalfi nel 1935. Ed è qui che è nato il mito dei bagni ad Amalfi. Prima ancora del bikini, quando una parte dello stabilimento (poi diviso in tre aziende dagli eredi) il compianto Nicola Esposito lo destinava a colonia estiva delle clarisse.

La posizione del Sib regionale

«Di questa situazione mi sono interessato da presidente provinciale e siamo riusciti a tamponarla, poi nessuno se n’è interessato – dice Antonio Civale, vice presidente regionale del Sindacato Balneare Italiano – Confcommercio – I quattro lidi hanno concessioni regolari ma non hanno permesso a costruire per l’altezza e gli fecero nel 2014 ordine di ripristino. Però ora la situazione è grave. Parliamo di Amalfi che è il biglietto da vista del turismo campano. Non è per nulla edificante per il turismo».

La vicenda tra ordinanze e ricorsi

Il rinnovamento dei lidi avvenne dopo la mareggiata del 1987 e vent’anni più tardi furono oggetto di una relazione tecnica dell’Ufficio Antiabusivismo della Soprintendenza di Salerno secondo cui quelle opere in esame versavano in condizioni di irregolarità sotto l’aspetto paesaggistico.

Nel 2014 gli stabilimenti furono destinatari di un provvedimento del comune che ordinava la demolizione e di ripristino dello stato dei luoghi. Tutto questo dopo una serie di accertamenti effettuati nel febbraio dello stesso, il comune tornò a a proporre una nuova ordinanza di abbattimento facendo riferimento a presunte irregolarità nella realizzazione di talune opere.

Tutto questo dopo che nel luglio 2008 il comune emise un analogo provvedimento impugnato poi presso il Tar di Salerno. La sezione salernitana del tribunale amministrativo prima sospese l’efficacia di quell’ordinanza a stagione ormai ultimata (era il 28 agosto dello stesso anno) poi nel maggio 2012 lo annullò definitivamente.