Territorio

Ecco com’era Amalfi in un giorno di fine inverno di sessant’anni fa / Foto

Sessant’anni fa si era ancora ben distanti, temporalmente e non, dall’epoca dell’overtourism, eppure Amalfi già era al centro dei circuiti turistici nazionali ed internazionali.

Terminata la bella stagione, però, e fino almeno all’intero mese di marzo, gli abitanti del posto si “riappropriavano” pressochè totalmente della loro vita quotidiana ordinaria avendo opportunità sia di riposare che organizzare la successiva stagione turistica.

Una testimonianza di vita quotidiana in città, presentata dalla pagina Cava Storie, è offerta da una serie di immagini realizzate nel marzo del 1963, in un giorno di fine inverno. Un viaggiatore anonimo (con tutta probabilità americano), autore degli scatti, in controtendenza rispetto ad altri, scelse di visitare Amalfi e dintorni nel mese di marzo.

Fonte: Cava Storie

Il primo scatto mostra la spiaggia deserta sotto un cielo parzialmente nuvoloso.

La strada era del tutto priva di automobili, nonostante fossimo già in un’epoca in cui la loro diffusione era notevole.

Si notava, inoltre, la disposizione dei pali conficcati nella sabbia in attesa di collocare le classiche cabine estive.

Gli altri scatti riguardano il vecchio distributore di benzina a ridosso del mare, all’altezza dell’attuale fermata degli autobus Sita Sud per Ravello e Scala, e due calessi, con cavalli e cocchieri, in attesa di portare qualche turista in giro, retaggio dell’era precedente all’impiego massiccio delle auto. Sullo sfondo, la segnaletica del posteggio taxi, segno della fase di passaggio in atto.

Fonte: Cava Storie

Seguono, inoltre, uno scatto ritraente la fontana degli amanti a Piazza Flavio Gioia; una macchina ferma davanti alla statua di S. Andrea – la zona a traffico limitato arrivò oltre trent’anni dopo – una donna solitaria che passeggia sulla spiaggia.

My beautiful picture

Le ultime due fotografie, invece, riprendono la zona di Capo d’Orso in direzione Cetara.

Le immagini sono conservate nella biblioteca digitale “Internet Archive”. Fonte: Cava Storie

Andrea Bignardi

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