Amalfi, il molosso recidivo e l’aggressione al cimitero: prima di oggi almeno altri tre casi

Non è la prima volta che quel cane, protagonista stamane dell’aggressione ai danni dello sventurato 33enne di Vibo Valenzia, si sia scagliato con rabbia contro persone e animali. A raccontarlo dopo i fatti di questa mattina al cimitero di Vettica sono quelle persone che hanno visto con i propri occhi, o vissuto sulla propria pelle, gli effetti della ferocia del dogo argentino incredibilmente lasciato libero e senza museruola all’interno di un luogo pubblico, e di culto, come il cimitero periferico di Vettica. Prima di analizzare i casi pregressi occorre però porsi due domande in particolare: se lo sventurato 33enne avesse riportato danni più gravi delle lacerazioni subite al braccio destro e degli oltre dieci punti di sutura rimediati, cosa sarebbe successo? E poi ancora: se invece che addosso a lui, l’animale recidivo, si fosse scagliato contro un bambino, un anziano? Cosa sarebbe successo? Interrogativi sui quali dovranno riflettere da domani un po’ tutti. A cominciare dalle istituzioni locali e sanitarie. Anche se consola sentire dal consigliere politico del sindaco di Amalfi con delega alla tutela degli animali, Vincenzo Oddo, che “saranno prese le decisioni a norma di legge che tutelino l’incolumità di tutti e anche dell’animale stesso“. “Perché – ha scritto Oddo su facebook – visti i precedenti il proprietario aveva l’obbligo di far indossare al cane la museruola ogni qualvolta l’animale si trovava in un luogo pubblico. Purtroppo il proprietario ha omesso tali restrizioni ed è successo ciò che leggiamo“. Come dicevamo, non è il primo caso, quello verificatosi ieri mattina al cimitero di Vettica. Episodio gravissimo sul quale indagano i carabinieri di Amalfi presso i cui uffici lo sventurato potrebbe sporgere querela di parte per effetto anche della prognosi di 15 giorni. Uffici di via Casamare dove nessuno ha mai sporto denuncia nonostante i casi di aggressioni siano ben noti. E i loro racconti, altrettanto ben circostanziati. Come quello che Andreina I. fa in un post pubblicato in un gruppo facebook. “Lo stesso dogo morse mio padre al braccio, ha ancora le cicatrici – scrive – Non subì denuncia solo perché ci promisero di portarlo a Napoli e di riabilitarlo e che nn lo avrebbero mai più portato ad Amalfi. Invece il proprietario passati mesi lo ha riportato qui e allora non era più possibile effettuare la denuncia“. Più raccapricciante è il racconto di Andrea A, in una lettera aperta scritta ad aprile scorso e attraverso cui denunciò pubblicamente l’aggressione subita dal suo cagnolino da parte dello stesso dogo argentino. “Il 12 gennaio di quest’anno è stato aggredito da un dogo argentino, portato senza museruola, lungo il corso principale di Amalfi – scrive – Non è stato un episodio isolato ma l’ennesimo attacco compiuto da questo animale ai danni di altri cani, che ha portato anche alla morte di uno di essi, appartenente ad un turista ospite della nostra costiera. Il mio cane si è salvato per miracolo, grazie al pronto intervento di un amico che è riuscito a far staccare il grosso molosso con dell’acqua spruzzata in faccia. Il veterinario gli ha dovuto applicare 6 punti di sutura, più somministrare flebo e penicillina per scongiurare infezioni. In più abbiamo temuto lungamente per la sua vita a causa del trauma subito alla gola”. Elementi che da soli avrebbero avvalorato decisioni drastiche da parte delle autorità competenti. Decisioni che ora in paese invocato tutti. Mamme in testa, che temono e hanno paura per i loro piccoli molti dei quali iniziano ad uscire da soli di casa. Per la tutela di tutti ora non occorrono palliativi o salomoniche decisioni. Urgono iniziative esemplari. E’ la gente, il paese intero, che le invoca.