Territorio

Amalfi, dove la storia narra l’esistenza di un impero costruito sin dal Medioevo

Di Mario Amodio

Nella cornice dell’incanto di Amalfi le quattro repubbliche marinare tornano a rievocare i fasti millenari. E lo faranno sabato e domenica prossimi sotto le mutevoli luci di quel frammento di cielo che si affaccia sulle sinuosità della Costiera Amalfitana.

Qui, dove la storia narra l’esistenza di un impero costruito nel Medioevo, i monti strapiombano con una crudezza quasi dolomitica. Ripide sponde lungo le quali sorgono torre grifagne poste a guardia di minuscoli limoneti strappati alle rocce ed a quella corona di placide marinelle dietro le quali si sviluppa una confederazione di borghi, tutti figli d’Amalfi, che un tempo vissero delle glorie della Repubblica.

Al di là delle verdi acque di un mare talvolta crudele o ridente, uomini più forti e tenaci della cristianità fecero un paradiso sospeso sull’orlo dell’abisso azzurro col quale giocoforza furono costretti ad allearsi. Perché solo il mare poteva salvarli.

E iniziarono a costruire galee in cantieri navali fatti con blocchi di pietra viva e volte a crociera. Poi a navigare, verso l’Oriente, dove crearono fondachi ed ospedali dando vita a fecondi scambi commerciali oltre che economici. Crebbero al punto tale da inventare la bussola e dotarsi del primo codice marittimo internazionale.
I commerci portarono ricchezza. E l’opulenza, non solo ad Amalfi, trasuda dalle mura dei monumenti, oggi simbolo di forza, di sudore e di potere. Una delle più romantiche cattedrali è quella di Sant’Andrea che fu signore degli scali d’Oriente prima di San Marco e di San Giorgio.

Nei secoli più prossimi al nostro, pace e contemplazione sono stati, invece, il compenso adeguato di quei lunghi periodi di traffici e di guerre. Basta alzare lo sguardo verso gli antichi conventi divenuti alberghi per comprendere la loro mutazione in alloggiamenti sentimentali propizi alle soste e alle opere degli Ibsen, dei Wagner, dei Longfellow. Ma anche di tutte quelle anime vagabonde scese disperatamente dal Nord Europa in cerca del sole mediterraneo.

Era l’epoca del Grand Tour, altra pagina bella scritta in questo lembo di terra che riunisce in poco spazio una così straordinaria varietà di paesaggi. E che fino all’avvento del turismo di massa restituiva sensazioni fuori del tempo e dello spazio. Una percezione di eterno che ritorna per il tramite della storia e di quel fascino delle sue tradizioni che rendono unica l’Italia nel mondo.

E tra queste la Regata delle Antiche Repubbliche Marinare attraverso cui rivive il glorioso passato di Amalfi, Genova Pisa e Venezia. Grondante di maestosità, bellezza e colore è l’imponente corteo di oltre 300 figuranti composto da duchi e ducisse, consoli e regine, eroine e nobili, ciurme e cavalieri che sfilano al ritmo di timpani e al suono di trombe. E poi gli stendardi svettanti ai venti di tutti i mari.

Una storia di dominio, di opulenza e di conquista quella che Amalfi tra sabato e domenica prossima racconterà al mondo: grazie a Rai Italia le immagini arriveranno anche in 173 Paesi dei cinque continenti con un’audience potenziale di 200 milioni di telespettatori.

E poi c’è la regata. Sotto il ritmico battere del navarca, i remi degli otto vogatori faranno quasi volare le allungate barche sottili sul mare che un giorno le repubbliche dominarono da grandi signore. Alla prua di Venezia c’è il leone di San Marco, l’aquila ghibellina su quella di Pisa. Genova prende l’acqua col grifone mentre è il cavallo alato a trascinare lo scafo di Amalfi.

Alle 12.30 in punto il via di questa 70esima edizione in cui il vincitore sarà decretato al termine dei circa otto minuti di regata che si svolgerà su un percorso di duemila metri lungo i quali i nocchieri porteranno tempi affrettati urlando alla ciurma il ritmo della vogata.

Così, per due giorni, Amalfi tornerà regina dei mari regalando emozioni millenarie che si fondono al folklore e alla festa. Ai piedi di aspri monti che strapiombano su quella smisurata distesa di blu, da sempre crocevia di popoli e di razze, oltre che prima e antichissima autostrada diventata col tempo una sorta di respiro delle civiltà. Dei popoli.

Mario Amodio

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