Amalfi e il culto dell’immagine sacra di Sant’Andrea. Come nasce e si sviluppa nei secoli

In occasione del terzo centenario della realizzazione del busto argenteo di Sant’Andrea, sono stati organizzati ad Amalfi una serie di eventi celebrativi tra cui la presentazione, nella Cattedrale di Amalfi, del volume di Andrea D’Antuono dal titolo «Il busto settecentesco di argento dell’Apostolo Andrea e la tradizione della processione di Amalfi» edito da De Luca Salerno.

Alla presentazione sono intervenuti l’arcivescovo di Amalfi-Cava de’Tirreni, Monsignor Orazio Soricelli, il parroco don Antonio Porpora, che ha parlato della dottrina della Chiesa sulla venerazione delle immagini, l’avvocato Antonio Amatruda con una relazione sulle statue processionali di S. Andrea e i loro ornamenti, l’autore del libro e l’industriale Andrea De Luca, presidente del comitato festeggiamenti S. Andrea Apostolo.

A seguire alcuni significativi passaggi della ricostruzione storica operata da D’Antuono sul culto dell’immagine sacra di Sant’Andrea e i mutamenti nei riti e nelle tradizioni ad Amalfi.

Chi è Mario Russo marito Samanta Togni. Età, matrimonio, figli e lavoro

Mario Russo è conosciuto nel mondo dello spettacolo per essere il nuovo fidanzato di Samanta Togni.La ballerina nei mesi scorsi aveva messo fine alla sua...

di Andrea D’Antuono – La chiesa più antica di Amalfi risale al VI secolo ed era dedicata all’Assunta e ai santi Cosma e Damiano, come è testimoniato dai documenti e dagli affreschi situati in una cappella e poi successivamente al Crocifisso nel XVI secolo; oggi tale edificio è sede del museo sacro della cattedrale.
Tra i tanti santi titolari è probabile che vi fosse anche S. Andrea Apostolo secondo una testimonianza contenuta nel Chronicon omnium Archiepiscoporum. In un documento del 964 è, infatti, descritto il confine dei beni ecclesiastici «de causa beati Andreae Apostoli».

Mentre nella chiesa di S. Maria Maggiore costruita nel 986 per volere del duca Mansone I furono eseguiti nel XVI secolo lavori di restauro e fu rinvenuto un sigillo di piombo appartenente al vescovo Mastalo (943-987) con la scritta da un lato Mastalus Episcopus e dall’altro S. Andrea Apostolus.

L’anno dopo (987) il duca Mansone I fondò la cattedrale di S. Andrea Apostolo, che assunse il titolo di Ecclesia cathedralis S. Andree apostoli, come confermano le fonti altomedievali. Nello stesso anno la chiesa fu innalzata dal papa Giovanni XV a sede arcivescovile e sembra che l’Apostolo Andrea in quel momento fosse già il protettore della diocesi.

Nel 1057 il mercante amalfitano Pantaleone de Comite Maurone, residente a Costantinopoli donò alla cattedrale di Amalfi le porte di bronzo. Esse presentano quattro figure di gusto bizantino in argento che rappresentano Cristo e la Vergine con le sigle in greco, di S. Andrea Apostolo protettore della città e della Chiesa d’Oriente e di S. Pietro, patrono della Chiesa Latina, con leggende in latino. Esse sono le prime porte di bronzo che sono comparse in Italia.

La devozione degli amalfitani verso il santo protettore era tale che anche al di fuori del territorio ducale essi avevano chiese a lui intitolate come a Costantinopoli dove esisteva fin dal X secolo una colonia amalfitana con una comunità religiosa che risiedeva nei monasteri benedettini di S. Maria Amalfitanorum e di S. Salvatore e nella chiesa di S. Andrea Ap. o anche a Gerusalemme e a Durazzo.
Gli amalfitani residenti in altre città italiane avevano strade e chiese dedicate a S. Andrea Apostolo.

ph Michele Abbagnara

Come a Palermo nel 1189 avevano un quartiere con una chiesa dedicata a S. Andrea Ap. e magazzini dove commerciavano stoffe e tessuti. O anche a Messina che era l’ultima tappa per i mercanti prima di affrontare il lungo viaggio per l’Oriente.

A completare l’opera del duca Mansone fu il cardinale Pietro Capuano che portò da Costantinopoli il corpo di S. Andrea Ap. nel 1206. Gli amalfitani conoscevano bene la chiesa dei santi Apostoli a Costantinopoli e l’apostolo Andrea, protettore d’Oriente, proteggeva anche gli amalfitani mercanti e diplomatici ad avere buoni rapporti con il mondo musulmano. Le sacre reliquie secondo un’antica tradizione furono conservate a Conca dei Marini nella chiesa di S. Michele Arc. di Penne. E furono introdotte in cattedrale l’8 maggio del 1208 dopo che furono costruiti il transetto e la cripta.

Questa fu la prima processione in onore di S. Andrea Apostolo; il popolo accolse le sacre spoglie con grande fede tra canti di gioia e devozione. Da questo momento la cattedrale di Amalfi non aveva solo il titolo “cattedrale di s Andrea” ma possedeva pure il corpo dell’apostolo.

A questo punto ci domandiamo: perché la cattedrale di Amalfi fu dedicata all’Apostolo Andrea? Come mai gli amalfitani erano tanto devoti a S. Andrea da dedicare a lui chiese anche in altre città italiane e in Oriente? Forse una risposta si può dare. E siccome sappiamo che gli amalfitani sono i diretti discendenti dei romani, poiché nella Chronica Amalphitana (XIII sec.) e prima in quella salernitana (X sec.) che è più antica si narra che la città di Amalfi fu fondata da una colonia di romani.

Quindi gli amalfitani del IX – X secolo hanno potuto dedurre che, se la Chiesa di Roma è dedicata al principe degli apostoli, Pietro, anche Amalfi può avere una cattedrale dedicata ad un altro apostolo, Andrea, il Primo Chiamato, fratello di Pietro e soprattutto anche per la sua posizione geografica strategica nel Mediterraneo, in quanto discendente di Roma. E notate bene che sulla porta di bronzo sono appunto raffigurati S. Andrea e S. Pietro.

Con l’ingresso delle reliquie dell’Apostolo in cattedrale, la repubblica di Amalfi diventava più ricca di fede e di devozione e più potente non solo dal punto di vista economico ma soprattutto spirituale, perché il santo assumeva il titolo di patrono della città.

La cattedrale di S. Andrea insieme alla chiesa dell’Assunta costituivano un unico complesso architettonico, essendo comunicanti tra di loro. L’interno era costituito da sei navate ed era caratterizzato da una grande quantità di colonne . Come si evidenzia in alcuni pilastri e nelle pareti individuati mediante saggi e archi intrecciati al di sotto degli stucchi barocchi del transetto. Nel XVIII secolo l’interno e l’esterno della cattedrale furono trasformati in stile barocco per volontà di mons. Bologna. E tra i suoi progetti per la cattedrale commissionò nel 1717 una statua d’argento di S. Andrea Apostolo all’argentiere Giuseppe Confuorto, su disegno e modello dello scultore Matteo Bottigliero.

Matteo Bottigliero (1680-1757) nacque a Castiglione prov. (SA) e all’età di 16 anni si trasferì a Napoli, dove iniziò a lavorare nella bottega di Lorenzo e Domenico Antonio Vaccaro. Intraprese la sua attività di scultore e pittore nel periodo in cui realizzò il bozzetto per il busto di S. Andrea Apostolo.

Giuseppe Confuorto eseguì sul modello del Bottigliero il busto di S. Andrea Apostolo. Anche se all’origine l’opera doveva essere interamente realizzata da lui, perché il Confuorto provvedeva da sé ai modelli preparatori delle sue sculture in metallo. Egli fu orefice e modellatore. La statua, oltre agli emblemi caratteristici dell’iconografia del Santo, ovvero la croce decussata in ricordo del martirio e il libro, doveva avere una pedagna in rame dorato come la croce ed essere del tutto simile a quella di S. Teresa custodita nel tesoro di S. Gennaro.

Il 3 febbraio 1717 l’argentiere Giuseppe Confuorto promise all’arcivescovo di Amalfi, mons. Michele Bologna, di eseguire e consegnare entro il 10 luglio prossimo la statua d’argento di S. Andrea. La spesa è di ducati 380 per la sola manifattura di Confuorto e degli operai. Il prezzo include anche la croce di rame dorata, i ferri dell’armaggio sia del busto che della pedagna e il legname necessario per la medesima pedagna.

ph Michele Abbagnara

Con il presente istrumento Confuorto promette e si obbliga a costruire la detta statua del Glorioso S. Andrea Apostolo con la diadema per la testa del Santo con un mazzo di fiori d’argento in mano, dove al centro si collocherà la reliquia, e colla pedagna tutta d’argento, e che il peso dell’argento che dovrà servire per fare detta statua, pedagna e diadema non possa eccedere la quantità di libbre ottanta e debba ponerlo e darlo esso Ill.mo monsignore arcivescovo. Per questo contratto mons. Bologna delega suo Procuratore et Agente il suo amico Giacomo Antonio Tosi. L’unico obbligo dell’arcivescovo è di consegnare l’argento per la realizzazione della statua e pagare la somma suddetta tramite il sig. Tosi.

L’argentiere Confuorto però non riuscì a completare l’opera entro il termine stabilito, per cui le due parti stipulano un nuovo contratto il 4 settembre 1717. Confuorto promise di consegnare la statua di S. Andrea dopo due mesi, a partire dall’8 settembre per finirla l’8 novembre 1717. Il costo della statua salì a 500 ducati, che mons Bologna doveva pagare tramite il suo agente e procuratore sig. Tosi e in più promise di regalare 10 ducati all’argentiere se la statua fosse riuscita di tutta perfezione.

Un documento del 13 novembre 1717 firmato da Giacomo Antonio Tosi conferma il pagamento di 540 ducati al signor Giuseppe Confuorto e cioè ducati 500 per la realizzazione della statua d’argento di S. Andrea Apostolo con sua pedagna di libbre cento e tre et oncie dieci e l’argento è stato consegnato per mano mia al sig. Confuorto. Altri 10 ducati sono quelli promessi dall’arcivescovo e altri 30 ducati sono per le migliorie d’argento et indoratura fatta in detta statua.

In più furono pagati al sig. Matteo Bottigliero per i disegni et abbozzi ducati 30, all’artefice Carlo per l’aiuto dato ad unire la statua ducati 10 e al sig. Giacomo Antonio Tosi ducati 30. Per un totale di 610 ducati.

Sei anni prima nel 1711 mons. Bologna commissionò all’argentiere napoletano Lorenzo Cavaliere un paliotto per l’altare di S. Andrea in cripta. Venne pagata una prima tranche con fede di credito ducati 825 e altri 85 in contanti che servirono per comprare settanta libbre di argento da impiegare per la realizzazione del paliotto. Nel contratto si evidenzia l’acquisto dell’argento per la realizzazione del paliotto. Per la realizzazione della statua d’argento di S. Andrea Ap. si specifica solo di pagare il lavoro e l’argento lo deve fornire l’arcivescovo. Forse furono forniti degli ex voto in argento che non venivano più utilizzati in cattedrale oppure ci colleghiamo al racconto dell’arcivescovo Bologna, pensando che ci sia del vero, che per realizzare la statua d’argento di S. Andrea, non esitò a farsi mandare dai suoi ricchissimi fratelli il prezioso vasellame della famiglia.

La sacrestia dove si custodiva la statua si trovava nel transetto di destra vicino alle scale che portavano alla cripta. Questa nella metà del Seicento fu rinnovata da Ottavio Bonito, arcidiacono della cattedrale e vicario generale; in seguito fu restaurata da mons. Bologna, ma servì solo per pochi anni, poiché successivamente fu costruita l’attuale sacrestia.

Nel 1786 fu realizzata per volere dell’arcivescovo Antonio Puoti, la sacrestia a pianta ottagonale che si sviluppa nella navata destra. Per la costruzione della sacrestia furono comprate alcune case ivi esistenti di proprietà Cimini.

Tra il 1786-1789 furono realizzati da mastro Nicola Imparato di Vico e dai suoi collaboratori gli stipi di legno nella sacrestia nuova e i tre grossi stipi finti nei tre pilastri della sacrestia.

Lo “stipo” di S. Andrea Apostolo è stato realizzato da uno spazio di un ambiente che confina con la proprietà di Gustavo Cassone. Le porte in legno sono della stessa manifattura degli altri stipi.

Il 30 novembre 1717 avvenne la prima processione della statua d’argento. In cattedrale ci fu un pontificale di ringraziamento e di lodi. Dobbiamo immaginare che la scala del duomo era più stretta di quella odierna.

I pesci d’argento appesi alla statua sono degli ex-voto donati da devoti amalfitani.

ph Michele Abbagnara

Mons. Bologna si servì molto di artisti e professionisti napoletani, come mastro Checco Gori, un maestro d’ascia, al quale nel 1703, per aver lavorato all’opera d’intaglio della soffitta della chiesa, furono pagati 122 ducati e grana 19.
I fratelli Vigilante, indoratori, promisero il 24 febbraio 1708 di consegnare all’arcivescovo Bologna tutta quella quantità di oro che serviva all’indoratura del soffitto a cassettoni nel duomo di Amalfi.

La statua di S. Andrea Ap. viene portata in processione su una “pedagna”, una scultura lignea del XVIII secolo ricoperta con foglie d’oro, adoperata come sostegno alla statua argentea in occasione delle esposizioni e durante le processioni del 27 giugno e del 30 novembre. Non conosciamo l’artista né tantomeno la spesa del capolavoro.

Sembra però che non sia la prima pedagna o “paragna”, come viene chiamata dai portatori, o quanto meno era diversa, perché da vecchie foto di fine Ottocento o inizio Novecento si vede che l’attuale pedagna era sprovvista degli angeli dorati posti ai quattro lati. Davanti c’era una decorazione di ferro battuto che sorreggeva candele e ai lati due decorazioni floreali artificiali con perline, al di sotto delle quali c’è un angelo che le sostiene.

foto archivio Alfonso Lucibello

Dalla stessa foto si evidenzia che le barre della pedagna sono due e non tre come attualmente si usa. Le tre barre furono realizzate nel 1949. I portatori non hanno una divisa; qualcuno si vede con un tonaca bianca con una mantellina leggermente colorata e un fazzoletto attaccato al collo, simile a quelli di un’arciconfraternita; altri, in abiti civili, dovevano sicuramente essere pescatori, che a quell’epoca c’era anche la cooperativa dei pescatori, poi c’erano operai che lavoravano nelle cartiere, contadini e facchini.

Ci sono poi persone anziane che portano l’asta che serve per sostenere il santo nelle soste durante il tragitto della processione. Nel secolo scorso la pedagna era custodita nella chiesa del Crocifisso. Oggi è situata sul transetto a destra.

Il peso della statua di S. Andrea Ap. risultava in origine in kg 45, calcolato con il sistema Troy, completa solo della croce e del fiore con la reliquia. Successivamente nel 1773 fu realizzata e modificata la base di appoggio. La statua argentea è stata restaurata nel 1988 a cura del Comitato Festeggiamenti presieduto da Giuseppe De Luca e nello stesso periodo fu restaurata anche la pedagna a spese dello stesso presidente. Già all’epoca i restauratori lamentavano il grosso peso della testa (6 Kg) e delle braccia che doveva sopportare la lamina più sottile del busto. Pertanto essi consigliavano di evitare scossoni e di portarlo in processione.

Nel 2003 la statua fu oggetto di un approfondito restauro e il peso salì a 80 kg. Nel corso del restauro fu inserito all’interno della statua un sostegno di acciaio del peso di 16 kg., che serve per sostenere meglio il busto, la testa e le braccia, in modo da evitare scossoni durante la processione. In più è stata realizzata una base di plexiglass molto spessa e pesante per renderla più stabile.

Così il peso della statua è aumentato a circa 130 kg. Si aggiunge poi la piccola barca dei pescatori. La pedagna invece pesa circa 250 kg. E’ compresa di barre di legno e della decorazione in metallo con lampadine elettriche alimentate da due batterie sistemate sulla base di legno all’interno della pedagna. Il peso complessivo della statua d’argento e della pedagna è di 380 kg., che i portatori devono sopportare per l’intera processione per la città.

Da altre foto e specificamente la processione del 27 giugno 1958, in occasione del 750° anniversario della traslazione del corpo di S. Andrea Ap., la statua di S. Andrea sfila insieme a quella di S. Pietro di Cetara per le strade di Amalfi; in esse si riscontra che il camice dei portatori di S. Andrea è bianco con un corpetto nero. Non erano in molti e lungo il percorso lasciavano la statua anche ad altri cittadini amalfitani e forse anche ai devoti che venivano da Nola e da altre città.

La statua è affiancata da uno squadrone di marinai e da cinque carabinieri in alta uniforme per lato. Dalla metà degli anni ’60 il camice dei portatori diventa rosso con una croce in tessuto d’oro sul petto, simbolo del martirio di S. Andrea, come è in uso attualmente.

La processione usciva dalla cattedrale e arrivava fino alla chiesa dello Spirito Santo; i membri delle Congreghe s’inginocchiavano all’altare e poi si incamminavano per Piazza Duomo. Nel piazzale antistante la chiesetta l’arcivescovo e tutto il clero restavano fuori con la statua. Dopo un canto e le preghiere la processione riprendeva il cammino passando per l’attuale via Mansone I e si fermava alla chiesa di S. Benedetto, effettuando lo stesso rito.

Si proseguiva verso il tondo volpe, facendo sosta sotto l’istituto delle Suore della Carità, dove era stato allestito un palco addobbato di drappi per lo sparo dei fuochi e le solite preghiere in orazioni. La processione proseguiva scendendo in spiaggia, arrivava in Piazza Flavio Gioia, facendo sosta davanti al fiume, per la benedizione del mare e rientrava in Piazza Duomo, passando per la Porta della Marina piccola quindi si dirigeva in cattedrale. Di tanto in tanto i portatori si fermavano; qualche fedele appendeva alla mano destra del santo una banconota da poche lire.

La devozione degli amalfitani all’Apostolo Andrea è ricca di manifestazioni; una di queste è la coronella, sarebbe il prolungamento del mese di S. Andrea, La coronella sarebbe la coroncina che si recita per pregare l’Apostolo.

La coronella nel corso dell’anno fu voluta dall’arcivescovo Mariano Bianco e fu celebrata la prima volta il 1° luglio del 1843. Mia madre, oggi novantenne, mi racconta che la mamma, per partecipare alla coronella nel mese di S. Andrea, si affittava una sedia e molti anziani facevano lo stesso, per la scarsa disponibilità di sedie e scanni. Altri ancora rimanevano in piedi fin su le scale della cripta. Infatti in qualche vecchia foto dell’interno della cattedrale la navata centrale è quasi vuota.

Molti fedeli facevano la “scala santa”, da Piazza Duomo fin giù la cripta, oggi sono pochi quelli che salgono la scalea, fermandosi ad ogni scalino per pregare. Spesso i fedeli erano infastiditi dai botti assordanti che si sparavano in Piazza Duomo.
La processione ora esce dalla cattedrale non più come una volta. Le congreghe non ci sono più; l’unica rimasta è quella della SS. Addolorata che si adopera solo per la processione del Venerdì Santo.

La processione inizia con un lungo corteo di fedeli, poi seguono l’Ombrellone ed il Campanello che rappresentano i simboli della dignità basilicale. Pio IX nel 1873, al tempo dell’arcivescovo Maiorsini, aveva insignito la cattedrale di Amalfi del titolo di Basilica Minore; mentre l’arcivescovo Marini ottenne dal card. Merry del Val., arciprete di S. Pietro, l’aggregazione del duomo alla patriarcale basilica vaticana. L’Ombrellone è di un colore rosso porpora alternato con strisce verticali oro e l’orlo dell’Ombrellone, sul quale è impresso lo stemma dell’arcivescovo Angelo Maria Dolci (1911-1914) ha gli stessi colori.

I portatori indossano, come è documentato da vecchie foto di fine ‘800, già il camice rosso con guarnizioni in oro. Dietro la statua di S. Andrea prima usciva anche il baldacchino, un grosso telo di raso bianco che portava sul frontale l’immagine del santo protettore. Il nuovo baldacchino fu realizzato nel 1904. Esso è costituito da otto aste, al di sopra delle quali ci sono piume di struzzo, sorrette dai componenti del Comitato Festeggiamenti. Infine sfila anche il gonfalone della città di Amalfi con tutte le autorità civili e militari.

Il Comitato Festeggiamenti S. Andrea Apostolo per la festività del 27 giugno 1952 era composto da oltre ottanta membri; in quell’anno fu innalzato al centro della Piazza Duomo il telo di Ignazio Lucibello che rappresenta la tempesta miracolosa del 1544.

Il palco della musica degli anni ’50 era come una cassarmonica, tutto in legno, tondo con copertura e molto caratteristico. Mentre l’illuminazione in piazza era realizzata con pali di legno dipinti di blu e luci colorate rappresentanti disegni artistici che decoravano i tre lati della piazza (escluso il lato della cattedrale), la stessa illuminazione decorava il corso principale della città, lo stradone, il Lungomare dei Cavalieri ed il porto. Fino alla fine degli anni ’80 e i primi degli anni ’90 per la festività del 30 novembre vi era la fiera; una lunga fila di bancarelle che partivano dallo stradone e arrivavano al porto.

La vigilia, viene esposta la statua d’argento; in sacrestia si vede la pietà popolare. Sono centinaia le persone che vengono anche da lontano per assistere all’apertura dello “stipo”: sguardi di anziani e giovani che con grande gioia, emozione ed occhi pieni di lacrime invocano la protezione del santo Apostolo per sé e per i propri cari.
Molti si accalcano vicino alla statua per toccarla e la sostengono e tanti sono i bambini che vengono sollevati dalle braccia dei papà o delle mamme e avvicinati all’Apostolo Andrea.

Questa non è idolatria ma è il culto delle immagini sacre. Esse rappresentano solo creature come noi, che sono piaciute a Dio e perciò sono proposte alla nostra venerazione come modelli da imitare e come intercessori a cui rivolgerci. La Chiesa le tiene in onore e permette di esporle alla venerazione dei fedeli.
Il popolo cristiano attraverso la processione manifesta la fede, il culto e la devozione.

Pregare al cospetto della statua di un santo non è venerare un idolo. Si, è vero, si tratta di un’immaginaria raffigurazione in argento; ma, se la profonda e appassionata preghiera serve per avvicinare nella fratellanza i fedeli a Dio, allora è giusto conservare la tradizione della processione e preservare il culto dell’immagine nei secoli futuri. Tale fu il giudizio espresso da Carlo Magno a riguardo delle iconografie.

Queste e altre ricostruzioni storiche sono contenute nel libro presentato ieri Amalfi e dal titolo «Il busto settecentesco di argento dell’Apostolo Andrea e la tradizione della processione di Amalfi» Un ringraziamento va alla famiglia De Luca per aver contribuito alla realizzazione del libro e alla collaborazione della manifestazione; al dirigente scolastico prof. Aniello Milo per la collaborazione e il coinvolgimento degli alunni dell’istituto comprensivo G. Sasso e al prof. Vincenzo Apicella per aver realizzato i due quadri per la ricorrenza del III centenario della statua d’argento di S. Andrea; a S. E. mons. Orazio Soricelli e al parroco don Antonio Porpora per aver organizzato una serata culturale per l’evento. Un grazie anche mia moglie Teresa perché ormai fa parte del mondo della storia di Amalfi, e ogni volta che inizio una nuova avventura sta al mio fianco e mi sopporta.