Amalfi celebra l’arte di Ugo Marano. Intitolata al ceramista l’aula prof del Marini-Gioia

«Artista-radical-concettuale-utopico». Così si definiva Ugo Marano il grande ceramista di Cetara alla cui memoria il Marini-Gioia ha dedicato venerdì l’aula professori dell’istituto di via Grade Lunghe ad Amalfi.

Una iniziativa fortemente voluta dalla preside Solange Sabine Sonia Hutter che in questi mesi ha trasformato gli ambienti scolastici in un vero e proprio museo grazie alle performance di artisti del calibro di Pietri Lista, Antonio Petti, Paolo Bini, Giovanni Cavaliere e Christian Leperino.

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La cerimonia di scoprimento della tarda, contornata da maioliche donate dalla moglie dell’artista Stefania Mazzola, presente anch’ella alla cerimonia insieme con il il fratello di Marano, si è svolta al termine di una tavola rotonda presso l’antico Arsenale di Amalfi nel corso della quale è stato evidenziato il lavoro svolto da Marano: una sintesi eccellente di abilità pratica e di finezza di pensiero.

Definito da Gillo Dorfles «artista del nuovo secolo, capace di riflessione simbolica e concettuale ma anche di sofisticata perizia artigianale, in un nuovo trionfo della manualità» la figura di Ugo Marano è stata celebrata negli interventi della preside Solange Hutter, amica personale dell’artista e di sua moglie Stefania, dell’ex presidente della provincia Alfonso Andria, che ha ricordato l’impegno dell’ente a favore della grande tradizione vietrese e in particolare le collaborazioni proprio con Marano.

Tra gli interventi anche quelli di Lina Sabino, funzioaria di zona della Soprintendenza, del sindaco di Minori, Andrea Reale, e dell’assessore al turismo di Cetara, Angela Speranza, che ha lavorato in questi mesi per dar vita all’esposizione ceramica “Continuum…” presso la Torre Vicereale, negli spazi della sala dedicata al compianto artista cetarese. Una mostra permanente prosegue nell’ambito del progetto “Museo Vivo”,immaginato da Marano nel 1971, quando fece decorare una serie di grandi piatti ad Amerigo TotGiulio Carlo Argan, Filiberto Menna Karlheinz Stockhausen, dando inizio al suo percorso utopico, che venne inaugurato nel 2012, ad un anno dalla sua prematura scomparsa.

A raccontare la figura eccentrica e al contempo classica oltre che alle sue opere, sempre connotate da una tensione creativa con cui continuamente si rigenerava e si reinventava mantenendo come riferimento costante la filosofia del design radicale, sono stati l’architetto Raffaele D’Andria, che ha dedicato a Marano un libro monografico, e Pasquale Persico docente presso l’Università degli Studi di Salerno.

Alto, dinoccolato, candido barbone arruffato, occhi magnetici e modi gentili, eloquio raffinato e insieme diretto, grande saggezza e sensibilità d’animo, sono i tratti distintivi di Marano, che gli alunni del Marini – Gioia hanno potuto apprezzare in un video realizzato una decina di anni fa dalla Provincia di Salerno.

Gli arrugginibili, i piatti sonori, le signore sedie, i vasi misteriosi sono solo alcuni esempi dell’instancabile ricerca di Marano dove «al valore elementare e povero dei materiali corrisponde quello ‘primario’ delle forme, distanti dalle preoccupazioni della produzione seriale».