Prima di iniziare il racconto di questa nuova, piacevole e entusiasmante passeggiata gourmet tra i tavoli del ristorante Pineta posti al di sotto di uno dei limoneti più belli di Maiori ci piace spiegare alcune cose a quella signora che dinanzi a un pomodoro cosiddetto di “Sorrento” non semplicemente coltivato sulle colline di Furore ma accarezzato e coccolato giorno dopo giorno, ebbe da contestarne il sapore. Già, perché oltre a ignorare la fatica che occorre per raggiungere i terrazzamenti digradanti verso il mare, la sprovveduta non sa che quei pomodori fino alla loro maturazione godono di sole e salsedine che si alza sospinta dal mare fin su alla collina. E il sapore è di quelli che ti conquista.

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Una premessa dovuta per rendere giustizia all’instancabile e certosina opera dell’amico Pietro Cavaliere, agricoltore mai domo di Furore e dai cui orti arrivano al ristorante Pineta di Maiori tutte le spettacolari primizie che lo chef Giuliano Donatantonio utilizza in cucina per le sue creazioni. Pietro è il papà di Mariantonia, la moglie di Carlo De Filippo che da alcuni anni gestisce il locale radicalmente trasformato lungo il corso Reginna.

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Ed è stata lei a raccontarci del “pomodoro contestato” al termine della nostra sortita gourmet. Eccellente sortita gourmet. Perché oltre all’ambiente all’aperto (abbiamo cenato in uno dei limoneti più antichi, un autentico tesoro tutto da scoprire), che si lascia apprezzare dopo dopo aver percorso l’intero locale oltre il quale sembra addentrarsi in uno scrigno, abbiamo riscoperto il piacere di cogliere colori, sapori e odori della cucina mediterranea. Mai scomposti, anzi coordinati e innovativi. Perché Giuliano in cucina è uno di quegli chef emergenti attenti non solo al dettaglio, ma principalmente alla qualità. E allora iniziamo con questa carrellata di piatti capaci di raccontare le due anime di un territorio che tiene insieme il mare e la collina.

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Di antipasti ne gustiamo ben due portate. La prima formata da un bocconcino di bufala spaccato in due e guarnito da un lato con un’alice salata di Cetara e dall’altro con un pomodoro secco di Tramonti; una pizza fritta con burrata e pistacchi; una fettina di polipo con pepe rosso e verdure miste e una seppia con noci e zucca. Tutto eccellente. In particolare la pizza fritta nella variante burrata: leggera, ben cotta e morbida. Si prosegue con hamburger di gamberi e tonno fresco (spettacolare…!), totano ripieno su crostino e un’alice incinta. Si proprio così, incinta. Perché Giuliano è eclettico anche nelle denominazioni. Anche se la particolarità rispetto alle classiche alici imbottite c’è eccome. Non mozzarella ma provolone del monaco stagionato posto all’interno dei due filetti successivamente indorati e fritti. Slurp…

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Si va al primo. E che primo. Bello non solo da vedere, perché al palato è un’esplosione di sapori. Rigatoni con pesce spada, scaglie di provolone e melanzane a listarelle leggermente fritte. Uno spettacolo per il palato. Qui, “il modo mio” di Giuliano con cui il cameriere ci ha presentato il piatto non è altro che un grande capolavoro di cucina del territorio che non solo tiene insieme l’ottima qualità delle materie prime ma mette in risalto la mano dello chef. Perché è nelle cose semplici che ci vuole maestria. Questo per dire che anche il piatto di spaghetti a vongole, giunto al più piccino dei commensali, aveva un’anima…!

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E per concludere un fish and chips, nient’altro che un filetto di spigola in crosta di patate tagliate alla julienne su verdure condite con aceto di mele. Un babà napoletano e l’immancabile limoncello completano questa piacevole scoperta lungo il corso di Maiori. Il Pineta è un laboratorio di sapori meglio se gustati sotto il suggestivo limoneto. Una tappa obbligata per chi come noi riempie il proprio taccuino di sorprese gourmet. Congratulazioni Giuliano.