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Venerdì Santo Agerolese, tra cristianità e folklore. Un corteo che è storia

Agerola si reimpossessa delle proprie tradizioni. Prenderà il via il 15 aprile prossimo il Venerdì Santo Agerolese, evento must del periodo pasquale che coinvolge residenti e curiosi nei monti Lattari. A due anni di distanza riemergono i Vattienti. Il presidente Matteo Casanova: “Siamo la terra che meglio fonde folklore e religiosità“.

Il ritmo dei tamburi, lo scalpiccio degli zoccoli dei cavalli, lo stridore del legno della croce che viene trascinata sull’asfalto, le fiaccole. Il canto greve del lamento dei vattienti a fare la processione che magicamente da racconto si trasforma in una cosa vera vissuta da tutti in modo reale. Per capire cosa rappresenta il Venerdì Santo Agerolese per questa terra, chiedere di Antonio Mansi. L’uomo, agerolese doc, incarna la figura di Erode da ben 59 edizioni.

Insomma, non c’è rassegna che non sia stata curata da questo veterano dei monti Lattari. L’evento prende il via il 15 aprile – dalle ore 15 alle 22 – e tocca le sette chiese che s’ergono nel comune. A intraprendere il cammino il Gesù più invidiato d’Italia, Gregorio Piacente, che percorre 12 km a piedi prima di completare il proprio percorso. Certo, il cammino è impervio, ma l’eco di questa impresa ha superato i confini regionali. Tanto da attrarre, negli anni, gli interessi della rete nazionale.

Il cerchio si apre in Parco Colonia Montana, dove vanno in scena due delle rappresentazioni più famose della religiosità cristiana, Tradimento di Giuda nell’orto degli ulivi e la Crocifissione. 

Contiamo di ripetere i numeri raggiunti nel periodo pre pandemico – afferma Matteo Casanova, presidente dell’associazione che s’occupa di organizzare il tutto -. Sono stati anni difficili. Agerola vuole voltare pagina. Quella di quest’anno sarà l’edizione della pace, per le vittime del conflitto ucraino-russo”. La rassegna coinvolge in toto la cittadinanza: “Duecento figuranti, migliaia di visitatori, due secoli di tradizioni. Agerola, attraverso la manifestazione itinerante, sintetizza religiosità e folklore.

L’evento prende vita da una processione ultracentenaria, per la quale Gesù faceva visita alle sette chiese della città. Nel ’63 Don Domenico Scala – parroco di San Lazzaro di Agerola – scrisse il copione, rimasto immutato negli anni. Il territorio è particolarmente sensibile a queste iniziative, che coinvolgo a pieno animo e spirito dei residenti, legati alle tradizioni cristiane” chiosa il presidente Matteo Casanova. Il brano che aprirà il corteo – Gesù mio con dure funi – e accompagnerà l’atto della processione porta la firma di Aurelio Pierro. Agerolese doc, neanche a dirlo.

Matteo Maiorano

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