Agerola piange il dottore Emilio Acampora, medico del Napoli e di Diego Armando Maradona

Agerola piange il dottore Emilio Acampora, medico del Napoli ai tempi di Diego Armando Maradona.

La notizia della dipartita del dottore Acampora è stata resa nota ieri dal sindaco di Agerola, Luca Mascolo, che ha pubblicato un lungo post su Facebook per ricordare il medico.

“Ci ha lasciato un illustre figlio della nostra terra al quale mi ha legato un’amicizia tanto solida quanto sincera. Il dottore Emilio Acampora, medico sociale di quel Napoli che seppe incantare e vincere in Italia e in Europa come poi mai più nell’ormai quasi centenaria storia del club. Il medico del primo scudetto, della Coppa Italia e della Coppa Uefa.
Il medico che più di tutti seppe creare un rapporto particolare e stupendo con Diego Amando Maradona, diventandone ben presto punto di riferimento insostituibile. Di lui Diego disse che era il suo più grande idolo. Maradona imparò ben presto ad apprezzarne le doti professionali, ma soprattutto la grande umanità e la generosità che ne contraddistingueva l’impegno quotidiano. Negli anni spesi al servizio della SSC Napoli
ha avuto il grandissimo merito di organizzare una struttura medica di altissimo livello, servendosi della collaborazione di noti professionisti, veri e propri luminari nei loro settori di competenza che accettarono con grande entusiasmo la collaborazione dimostrando tutta la stima che nutrivano nei confronti dell’uomo e del professionista”.

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“Emilio Acampora era nato ad Agerola il 10 febbraio del 1930. Ha trascorso la sua esistenza terrena da innamorato di Agerola e del calcio. È stato lui a donare attimi di indimenticabile felicità agli agerolesi che poterono conoscere da vicino il dio del calcio apparso ad Agerola per festeggiare insieme a noi i successi di quegli anni. Un regalo dal valore inestimabile, testimoniato da tantissime foto, ma soprattutto custodite gelosamente nel cuore di tutti i cittadini agerolesi. Uno degli aneddoti più curiosi che mi ha raccontato nel corso dei nostri frequenti incontri è quello legato alle visite segrete che il dottore faceva insieme a Maradona a casa di sua zia, Angelina Acampora per curare la preziosa caviglia bersaglio settimanale delle ‘attenzioni’ dei difensori che non avevanoaltro modo per provare a fermarlo che usare le maniere forti con la stoppata”.

“Frutto della sapiente tradizione contadina la stoppata era l’unico rimedio, peraltro naturale, capace di rimettere in piedi il campione argentino. In quelle occasioni Emilio era solito nasconderlo in una 127 di colore blu per evitare occhi indiscreti. Emilio era davvero innamorato della sua terra e ne seguiva, pur da lontano, costantemente le vicende. E ricordo come fosse ieri il suo volto raggiante, qualche estate fa, quando, nella sua splendida villa in Via Diaz, parlavamo della rinascita di Agerola avvenuta nel corso di quest’ultimo decennio. Rinascimento, questa era la parola che utilizzava a proposito dei risultati ottenuti con il duro lavoro dall’Amministrazione che mi onoro di guidare dal 2011. Per me è stato motivo di orgoglio apprendere dalla sua stessa voce di aver contribuito a restituirgli il sorriso e la gioia di rivedere Agerola rifiorire e tornare a primeggiare non solo in Campania come ambita meta turistica”.

“Per questo l’eredità morale, professionale e umana che il dottore Acampora lascia alla sua terra è immensa ed è testimoniata dalle lacrime e dallo sgomento con cui la comunità agerolese ha accolto la triste notizia. Perchè il dottore Emilio Acampora, è stato un vero campione nella vita e la sua figura si staglia fulgida da Agerola per irradiarsi al mondo intero. Esempio di umiltà, campione di amore per la sua terra e per gli uomini che la abitano. La sua scomparsa lascia un vuoto incolmabile in chi ha avuto l’onore di conoscerlo e in chi, leggendone le gesta, potrà apprezzarne o conoscerne la grandezza.
Grazie dottore per tutto: ora potrai riabbracciare e giocare di nuovo insieme al tuo grande amico Diego. Alla moglie Anna e ai figli Dario e Rita le mie più sentite condoglianze e quelle dell’intera comunità agerolese. Sentimento esteso al fratello Romolo che di quel Napoli epico raccontò le gesta come prima firma del quotidiano Il Mattino”.