Addio a Geatano Gargano. Per molti, nella sua Amalfi, era ancora «il sindaco»

Tutto è accaduto in poche ore. Poche maledette ore: il malore, il ricovero tempestivo al presidio di Castiglione, la corsa verso la torre cardiologica del Ruggi. Ed è qui che è spirato ieri sera Gaetano Gargano: il preside, il sindaco, l’amico, il confidente.

Un signore d’altri tempi che ha saputo incarnare nella sua lunga militanza politica, sempre nella Democrazia Cristiana, i valori di solidarietà e di impegno civile. Con Gaetano se ne va un altro pezzo di storia politica di Amalfi e della Costiera Amalfitana dopo la scomparsa recente di Andrea Amendola, e quella più datata (1992) del compianto onorevole Francesco Amodio.

E non fu un caso, se dopo quest’ultimo, proprio Gaetano Gargano ebbe ruoli importanti nel panorama politico provinciale. Prima da sindaco di Amalfi (nella prima giunta Dc-Pci) dal 1983 al 1985, poi da vice presidente della provincia di Salerno. E fu nel periodo in cui Gaetano Gargano (poi rieletto nel 1990) fece parte dell’amministrazione provinciale che si cominciò insistentemente a parlare ad Amalfi di strada di circumvallazione.

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Il primo progetto venne, infatti, realizzato, proprio su input di «don» Gaetano dall’ufficio tecnico della Provincia allora guidato dall’ingegnere Bove. Un canovaccio dal quale col tempo nacquero poi nuove idee e nuove proposte progettuali.

Stile, eleganza, umanità, caparbietà, rigore. Sono sostantivi non buttati lì a caso. Ma che d’istinto, al di là dell’affetto e della triste contingenza, si associano perfettamente alla figura di Gaetano e al suo vissuto di uomo delle istituzioni.

Un grande educatore, ma soprattutto anima del grande processo di riqualificazioni dei ruoli e dei quadri lavorativi nel sistema della gastronomia e della ricettività turistica. E se questo segmento ha compiuto un grande balzo in avanti, dopo l’istituzione di una scuola che formasse chef e personale di bureau e di sala, questo lo si deve anche a Gaetano Gargano che seppe cogliere l’importanza di una svolta nell’approccio e nei metodi.

Preside dell’istituto alberghiero di Salerno, dove è rimasto in carica fino alla metà del 2000, Gaetano Gargano è stato un punto di riferimento per intere generazioni. Soprattutto di alunni molti dei quali oggi sono interpreti della grande rivoluzione gastronomica che ha fatto della nostra regione una delle prime per qualità e utilizzo sapiente delle materie prime.

E proprio da preside dell’Ipsar di Salerno, volle fortemente l’intitolazione della scuola a Roberto Virtuoso, primo assessore al turismo della Regione Campania. Nella seduta del 26 febbraio 1987, il Consiglio d’Istituto recepì la sua proposta di intitolare l’istituto a Virtuoso, nel decennale della sua morte.

La cerimonia ufficiale e lo scoprimento di una targa ricordo avvennero il 21 marzo 1987 in memoria di un grande educatore ed uomo politico che ebbe tra l’altro la felice intuizione di istituire in Campania le aziende di cura, soggiorno e turismo.

Con Gaetano se ne va una persona per bene, un amico. L’ultimo, certamente, di una grande scuola di politica e di cui fu tra i protagonisti indiscussi per più di un ventennio.

L’unico rammarico resta quello di non aver dato ulteriore dignità alla sua stoffa di politico di razza quando per pochi voti, nel 1994, non riuscì ad approdare al Senato sotto il cartello del Patto per L’Italia che aggregava il Partito Popolare di Mino Martinazzoli e la nuova formazione politica di Mario Segni.

Un salto che Gaetano avrebbe pienamente meritato per spessore morale e culturale e per storia personale.

Oggi è un giorno triste per tutti. Per la città che commossa attende di dargli l’ultimo saluto (i funerali sono in programma domani mercoledì 15 marzo ad Amalfi, dove la salma giungerà nel primo mattino) e per gli amici di sempre. Ma soprattutto per la famiglia, un punto fermo nella sua vita.

A Gabriella, sua moglie, ed agli amici Annino e Antonella va un forte abbraccio. Sincero. Gaetano col suo sorriso, la sua signorilità il suo modo garbato e affabile di uomo d’altri tempi animerà il ricordo. Ciao preside, ciao sindaco.