Abbazia di Cava de’ Tirreni: origine e storia del luogo di culto

Il fondatore dell’Abbazia di Cava de’ Tirreni, benedettina, fu S. Alferio Pappacarbone, nobile salernitano già familiare ed ambasciatore del principe di Salerno Guaimario III, che nel 1011 si ritirò sotto la grande grotta “Arsicia” per menarvi vita eremitica.

Ma non rimase solo: presto la sua santità attrasse in quel luogo molti discepoli tanto da indurlo ad erigere una chiesa di notevoli dimensioni ed un piccolo monastero.

L’ Abbazia di Cava de’ Tirreni sorge in collina, a circa 400 metri sul livello del mare, a tre chilometri dal centro dalla città ed a poca distanza dalla costiera amalfitana e dall’agro nocerino.

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Nel Medioevo fu uno dei centri religiosi e culturali piu’ vivi e potenti dell’Italia Meridionale.

Nel 1092 il papa Urbano II visitò l’ Abbazia e la consacrò basilica.

Un ruolo importante nello sviluppo dell’Abbazia lo ebbe Pietro I, nipote di Alferio, il quale ampliò notevolmente il monastero e fondò una potente congregazione monastica, l’Ordo Cavensis (Ordine di Cava), con centinaia di chiese e monasteri dipendenti sparsi in tutta l’Italia meridionale.

I principi e signori, oltre ad offrire feudi, beni e privilegi, donarono all’abbazia o la proprietà o il diritto di patronato su chiese e monasteri

Nel  1025 Alferio aveva da poco terminata la chiesa, quando il principe Guaimario III di Salerno e suo figlio donarono alla nuova comunità la zona boschiva e le terre coltivate tutte intorno alla grotta Arsicia e fu conferito alla comunità monastica anche il privilegio di esenzione dalle imposte sulle terre e sulle chiese di cui la Badia aveva la proprietà.

I monaci inoltre gestivano ospizi e ospedali, che venivano generosamente destinati alle necessità dei bisognosi ed esercitavano il ministero pastorale nei monasteri dipendenti, le chiese venivano affidate dagli abati a sacerdoti di loro fiducia.

Il 7 agosto 1394 papa Bonifacio IX aveva conferito il titolo di città alla terra de La Cava, elevandola a diocesi, con un proprio vescovo, che doveva però risiedere alla Badia, la cui chiesa venne dichiarata cattedrale della diocesi di Cava.

Il monastero non sarà piu’ governato da un abate ma da un priore sottoposto al controllo del vescovo e alla comunità dei monaci.

Un nuovo cambiamento l’abbazia di Cava de’ Tirreni lo visse nel 1431, quando l’abate Angelotto Fosco fu elevato alla dignità cardinalizia e volle comunque ritenere in commenda, percependone le rendite, l’abbazia e la diocesi cavense.

Fu il periodo degli abati commendatari, i quali portarono l’abbazia ad una grave decadenza.

Nel corso dei secoli XVI-XVIII l’abbazia fu rinnovata anche architettonicamente.

L’abate D. Giulio De Palma ricostruì la chiesa, il seminario, il noviziato, e varie altre parti del monastero.

Nel 1866 il monastero fu dichiarato monumento nazionale in virtù del valori artistici e scientifici presenti nelle sue mura.

I più moderni abati hanno continuato degnamente l’opera dei SS. Padri Cavensi.

Essi hanno restaurato ed ampliato gli edifici del monastero e dato nuovo impulso alla sua vita millenaria, che dura ininterrotta ancora oggi.