A Minori si canta la morte per ritrovare la vita. Da oggi il rito dei Battenti

Tra poche ore Minori sarà una città costernata dal dolore. Qui, tra vicoli, slarghi e lunghe scale a gradoni rivive per due giorni l’emozionante e suggestivo scenario della Settimana Santa. Minori, città della passione e di quella capacità centenaria di salvaguardare e tramandare le sue tradizioni extraliturgiche.

Come la processione e i canti dei Battenti in cui si fondono il forte sentimento religioso, che ha sempre contraddistinto la città, e l’atto di dolore dei confratelli dell’Arciconfraternita del SS. Sacramento che negli anni hanno preservato, tramandato e valorizzato una manifestazione secolare.

Maiori: frana sulla strada statale 163 nei pressi del cimitero, traffico interrotto / Foto

Frana sulla statale 163 nei pressi del cimitero di Maiori, per la precisione nel tratto di strada che sovrasta la spiaggia del Cavallo Morto. Alcuni macigni, intorno...

Un fenomeno di contemporaneità che conserva la contaminazione della storia popolare. Ma più ancora un corpo unico e individuale, quegli incappucciati, che con i loro canti e le loro tradizioni raccontano la morte nei giorni di passione.

Lo stile dei canti di Minori mette ogni anno tutti di fronte alla tenacia e alla forza di chi possiede questa tradizione.

«Gente che ha saputo tramandarsi questi canti senza avere compromessi con l’autorità ecclesiastica» disse il musicologo Roberto De Simone. Un rituale che si ripete con la solita, intensa, carica di pathos che narra di una identità culturale. Ma più ancora di una grande autonomia culturale. I riti hanno inizio il pomeriggio del Giovedì Santo quando, dalla congrega del SS. Sacramento, i Battenti, intonando canti in “toni ‘e Vascio”, escono in corteo per incamminarsi lungo i sentieri dei villaggi e le strade del paese, toccando le principali chiese del centro storico di Minori e delle frazioni, terminando la lunga ed estenuante processione a notte fonda nella Basilica di Santa Trofimena.

E all’alba di domani, Venerdì Santo, i Battenti riprenderanno il loro cammino armonizzando il canto in “toni ‘e ‘ncoppe”. A mezzogiorno uno dei momenti più suggestivi dell’intera Settimana Santa: il corteo che giunge nella Basilica di Santa Trofimena atteso da tutto il popolo.

In un’atmosfera di profonda religiosità e in assordante silenzio i battenti intoneranno gli ormai famosi “canti e dint’ a chies”, melodie di dolore evocanti le atrocità della via Crucis. Una doppia tonalità che non può essere frutto del caso. Perché si tratta di testi unici e melodie che non si ritrovano in nessun’altra manifestazione della Settimana Santa in Italia ed a cui è stato dedicato uno studio del conservatorio Martucci di Salerno.

Sul Golgota a Spirar. Canti penitenziali della Settimana Santa a Minori” è il titolo dell’opera curata da Pasquale Scialò e Francesca Seller, che costituisce un punto di partenza della ricerca scientifica e etnomusicologia legata a questa tradizione tramandata sin dal lontano XIV secolo grazie all’Arciconfraternita del SS. Sacramento che ne è custode.

Un libro insomma che non analizza solo l’aspetto musicologico, ma che va oltre ripercorrendo la storia, le origini, il grande impatto in termini devozionali ed emotivi ma soprattutto il coinvolgimento che narra, al di là di uno stile unico, una religiosità autentica.