24 dicembre 1861 – Crollo della facciata del Duomo di Amalfi

di Andrea D’Antuono

A distanza di 160 anni vogliamo ricordare l’evento catastrofico del crollo della facciata del Duomo di Amalfi, documentandone con date storiche le fasi della ricostruzione.

I primi anni dell’Ottocento furono critici per la cattedrale, soprattutto dal punto di vista economico, a causa degli avvenimenti politici, che le procurarono, tra l’altro, anche la perdita di gran parte dei suoi tesori e della ricca suppellettile barocca, trafugati e requisiti dai Francesi e dai Borbone. Con le leggi eversive, molti conventi e monasteri sono stati soppressi e le diocesi furono ridotte.

Il crollo della facciata del Duomo

Lo scenario politico vedeva la nascita dell’Unità d’Italia il 17 marzo 1861 e la nomina a re d’Italia di Vittorio Emanuele II. Il Regno di Napoli è finito, è iniziato il Regno d’Italia, dai Borbone si è passato ai Savoia. Sono cambiate le leggi, le consuetudini; è cambiata la moneta: dal ducato si è passati alla lira.

Nello stesso anno, all’alba della vigilia di Natale alle ore 6 e un quarto, una grande tempesta di vento si abbatté sulla città di Amalfi, facendo crollare alcune parti dell’antica facciata della cattedrale in stile barocco realizzata agli inizi del Settecento dall’architetto Arcangelo Guglielmelli per volere dell’arcivescovo Michele Bologna, insieme ad una parte dell’atrio, per scarsa manutenzione da oltre un secolo e mezzo.

Fu il cardinale Pietro Capuano a volere l’atrio nel Duecento: questo è costituito da archi semigotici e diagonali e sostenuto da 26 colonne. Il rafforzamento del portico con trifore di tipo arabo-normanno costituito da archi intrecciati e colonnine è documentato in un atto del 25 agosto 1279 dell’arcivescovo Filippo Augustariccio.

Nel corso dei secoli è stato più volte restaurato e in un acquerello di Gabriele Carelli del 1853 si nota un cancello alla sommità delle scale che chiudeva il passaggio. Il crollo della facciata causò il danneggiamento di una parte del soffitto che copre l’atrio: una colonna di marmo abbattuta, il cancello di ingresso della chiesa rovinato e la morte di una povera vecchia settantenne.

I lavori di recupero e sicurezza pubblica

Immediatamente, agli inizi dell’anno nuovo, furono avviati i lavori di recupero e di sicurezza pubblica. Il sindaco Salvatore Amatruda incaricò l’architetto salernitano Lorenzo Casalbore, il quale, dopo un sopralluogo, demolì l’intero portico dell’atrio e gli stucchi barocchi settecenteschi pericolanti della facciata.

Non riuscendo poi a realizzare un progetto d’arte in tempi brevi, la Giunta Municipale gli impose come data per la consegna dei disegni della nuova facciata il 30 giugno 1862, avvertendolo che in caso di inadempienza avrebbe affidato l’incarico ad altro professionista. Niente da fare; solo alcuni anni dopo presentò un primo progetto che fu sottoposto ai membri del Regio Istituto di Belle Arti in Napoli.

Nonostante le tante sollecitudini di Federico Travaglini e di Errico Alvino, rappresentanti del Genio Civile e dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, di apportare modifiche al suo progetto, l’architetto Casalbore si mostrò poco disponibile ai consigli e alle rettifiche da effettuare.
L’11 febbraio 1862 morì l’arcivescovo Domenico Ventura (1849 – 1862) e la sede vescovile di Amalfi rimase vacante per circa nove anni.

L’architetto napoletano Errico Alvino

Nel 1870 il sindaco Andrea Camera, nipote dello storico amalfitano Matteo Camera, licenziò Lorenzo Casalbore e nominò l’architetto napoletano Errico Alvino, il quale progettò l’attuale facciata nel 1871, di cui il bozzetto originale è custodito nella biblioteca comunale di Amalfi.

Matteo Camera, membro della Commissione Conservatrice dei Monumenti ed Oggetti D’Arte ed Antichità per la Provincia di Salerno e a quel tempo anche amministratore della città, collaborò molto con le autorità ecclesiastiche e municipali che si impegnarono a fondo per ridare al monumento il suo antico splendore, in trent’anni di lavori, superando, negli uffici di competenza provinciali, numerose difficoltà tecniche, burocratiche e finanziarie che continuamente rallentavano la realizzazione dell’opera.

Il 27 ottobre 1871 Papa Pio IX (1846 – 1878) nominò nuovo arcivescovo di Amalfi Francesco Maiorsini. Egli, unitamente al Papa Pio IX ed al Comune di Amalfi, aveva contribuito personalmente, nel 1875, al progetto di restauro della facciata della cattedrale.
Nel 1873 Papa Pio IX fregiò la cattedrale di S. Andrea Apostolo del titolo di basilica minore.

I lavori ripresero in maniera più veloce grazie anche al piano di “sottoscrizione patriottica” che coprì la metà dei costi dei lavori. A dieci anni dall’Unità d’Italia fu intrapreso un progetto di obbligazioni al portatore di lire 100 cadauna per un totale di 300 e la raccolta di lire 30.000 approvato dal Ministero di Grazia e Giustizia e dei Culti e dal Ministero dell’Istruzione Pubblica.

Nel salone Morelli del Comune di Amalfi è conservata l’obbligazione al portatore n°295 del Prestito Patriottico di lire trentamila per la costruzione della facciata del duomo di Amalfi (7 marzo 1873).

Dopo la morte di Alvino

Dopo la morte di Errico Alvino il 10 giugno 1876 a Roma l’incarico di direttore dei lavori prima ad Ettore Capocelatro (ottobre 1876) e poi al fratello Ettore Alvino (ottobre 1877) e nei due anni successivi agli architetti Luigi Della Corte e Guglielmo Raimondi, collaboratori di Errico Alvino.

Per la continuazione dei lavori il consiglio comunale di Amalfi, guidato dal sindaco Ferdinando Gambardella, preferì, con voto unanime, per la successione di Errico Alvino, Guglielmo Raimondi. L’architetto Raimondi apportò modifiche al progetto di Alvino; adottò pietre da taglio e mosaici per la facciata e per l’atrio al posto di “graffiti assieme alle pitture affresco” progettate da Errrico Alvino.

Nel corso dei lavori nel 1872 alla facciata della cattedrale fu ritrovato, al di sotto della veste barocca, il frammento di antico mosaico ora conservato nel museo sacro della cattedrale.
Ed è qui che nasce l’idea di ridare alla cattedrale di Amalfi l’aspetto medievale con mosaici in stile romanico-bizantino.

I dipinti di Domenico Morelli, riprodotti in mosaici dalla ditta Salviati di Venezia sulla facciata della cattedrale, rappresentano la sena dell’Apocalisse di S. Giovanni, nella quale la figura del Cristo in trono è affiancata dai simboli dei quattro Evangelisti, mentre, prostrati ai suoi piedi, i regnanti della terra gli porgono le proprie corone; al di sotto ci sono i dodici apostoli in archi medievali intrecciati e S. Andrea Ap. che si trova al di sopra del portale d’ingresso della cattedrale.

La nuova facciata fu inaugurata il 25 giugno 1891e il 21 novembre del 1940, con decreto reale, la cattedrale veniva dichiarata Monumento Nazionale.