Ricerche petrolifere in Costa d’Amalfi: venti anni fa il vittorioso epilogo di una battaglia ambientalista

Era il 12 gennaio del 1996 quando il Consiglio di Stato allontanò definitivamente lo spettro delle piattaforme petrolifere al largo di Capri, della Costiera Amalfitana e della costa alto-Cilentana. Con la “perenzione”, cioè la decadenza del diritto della multinazionale Elf a compiere qualsiasi atto processuale teso a poter riprendere le ricerche d’idrocarburi nella vasta area marina tra Capo d’Orso (Maiori) e Foce Sele (Paestum), si concludeva positivamente uno dei momenti più alti e maturi dell’impegno ambientalista italiano di fine ‘900. “Un risultato prezioso, un precedente giuridico che potrà trovare, in quanto diventato giurisprudenza, cioè fonte di diritto, concreta applicazione in analoghe situazioni ove incomba la minaccia del sistematico assalto al patrimonio storico, archeologico, paesaggistico, naturale, della collettività” spiega il professor Francesco Ruotolo tra gli ambientalisti schierati in prima linea per scongiurare un disastro ambientale e la fine del turismo in questo lembo di terra. Il docente napoletano, che ora si sta rimobilitando per commemorare la grande battaglia vinta, fu anche autore dell’epigrafe posta all’inizio del lungomare di Amalfi a fianco del mosaico in ceramica del pittore portoghese Manuel Cargaleiro realizzato per testimoniare “le ragioni del diritto e dell’ambiente, la mobilitazione civile dei movimenti unitisi nel Comitato Ecologista Costiera Amalfitana, la determinazione delle civiche amministrazioni e della comunità montana avverso l’incauto disegno, di trivellazioni a mare per ricerche petrolifere”.

Un’epigrafe apposta il 26 maggio 2005 dall’allora Comunità Montana Penisola Amalfitana a nome delle popolazioni tutte dopo la “conseguita la vittoria degli interessi diffusi con la tutela di una legge dello Stato e il riconoscimento Unesco quale Patrimonio dell’Umanità”. “Dopo aver coordinato per circa tredici anni (dal 1983 al 1996) le forze di movimento contro il rischio-petrolio in questa porzione di Mar Mediterraneo unica al mondo per le vestigia di antiche civiltà ed i caratteri del suo paesaggio, il Comitato Ecologista Costiera Amalfitana può andare fiero del valore preventivo di una battaglia lunga e difficile che è riuscita a neutralizzare un pericolo ambientale contro il ‘senso comune’ che in genere vuole le mobilitazioni dopo il verificarsi delle catastrofi o degli scempi ambientali – spiega il professor Ruotolo – Il successo degli obiettivi del C.E.C.A. in questa ardua vicenda caratterizzata a lungo da omertà, silenzi e disinformazioni, connivenze istituzionali e cavilli burocratici, è stato possibile coniugando con pazienza e passione una rigorosa cultura giuridica e i valori della politica, cioè della critica ai modelli di produzione dominanti di saccheggio cieco di ogni risorsa, di riduzione a merce di qualsiasi bene naturale ed ambientale”. Fin dall’ottobre del 1995 il Comitato Ecologista Costiera Amalfitana lanciò, durante la seduta solenne svoltasi nella sede dell’Istituto Italiano per gli studi Filosofici di Napoli, un appello sottoscritto da intellettuali, militanti, ambientalisti, operatori del diritto e dell’informazione con il quale si invitava l’Unesco ad adottare la Costiera Amalfitana e di Paestum per assicurare ad essa l’indispensabile tutela come Patrimonio dell’Umanità. “Ed è grazie all’epilogo positivo di questa battaglia che da diciotto anni questa porzione di Mar Mediterraneo e la sua famosa Costa – conclude Ruotolo – sono diventate patrimonio non delle multinazionali del petrolio, ma dell’Umanità tutta”.

 

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