Felice 2016. Che sia un anno di tante buone notizie

C’è un’immagine scolpita nella mente delle generazioni ormai non più giovanissime. Ed è quella del passaggio simbolico di consegne tra il vecchio e il nuovo anno. Una cartolina sbiadita del personale album dei ricordi che riporta ai Capodanno di venti anni fa e alle sfilate delle bande folcloristiche per le strade della Costiera. Ad aprirle c’erano sempre un giovane e un meno giovane. L’anno che verrà e quello che era stato, con in mano una valigia che non simboleggiava solo la partenza, l’uscita definitiva dalla scena della vita. Quella valigia era l’emblema dello scrigno in cui ciascuno avrebbe custodito per sempre gioie, amarezze, successi, momenti memorabili. Tutti fissati per un po’ come post-it sulla parete dei ricordi. Lo faremo anche stavolta, perché di ciò che ci è successo serve un po’ tutto , considerato quanto la vita, infondo, sia anche un lungometraggio da srotolare e rivedere. Il 2015 sarà ricordato come l’anno del terrorismo islamico globale che attacca anche il cuore dell’Europa e semina terrore. Ed anche per questi 365 giorni ormai alle spalle ci sarà un piccolo alfabeto di momenti indimenticabili da cui ripartire. Già, ricominciare per costruire. Giammai per distruggere. Ed è così, che per ogni anno che arriva ci sono i propositi. La solita saga dei buoni propositi. Anche se in genere il proposito rappresenta una possibilità. Un’opportunità. Come un seme da spingere con cura nel solco della terra. Buon Anno, di cuore. Con l’auspicio che il racconto di quest’anno che verrà si fatto prevalentemente buone notizie.