Caos ospedali: sospesa da gennaio la cardiologia al Costa d’Amalfi. Chiusi alcuni reparti a Cava, Salerno e San Severino

“È un piano di riorganizzazione obbligato, sul quale speriamo di essere stati attenti, cercando di intaccare il meno possibile sul sistema di offerta attuale, anche cercando di mantenere inalterato tutto il sistema dell’emergenza-urgenza”. E’ questa la dichiarazione resa a Il Mattino dal direttore generale dell’azienda ospedaliera del Ruggi di Salerno, Vincenzo Viggiani commentando il piano di riorganizzazione dei servizi e del personale. Stando a quanto riferito dal principale quotidiano del Sud dal primo gennaio sarà un vero terremoto nella sanità salernitana. E a pagare le conseguenze c’è anche la Costiera che patirà la sospensione del servizio cardiologico all’ospedale di Castiglione di Ravello. Ciò significa che quella che verrà garantita in Costa d’Amalfi sarà una emergenza-urgenza decisamente non in linea con quei livelli essenziali di assistenza di cui spesso si è parlato in passato. Ora c’è da capire in che modo verrà gestita la situazione e cosa si intende per sospensione del servizio cardiologico. E cioè se questo non sarà più h24 e quindi esclusivamente ambulatoriale. Col rischio che la notte un infartuato dovrà essere preso in carico dai soli medici del pronto soccorso. Vedremo. Intanto però la Costiera trema più di tutti anche se la situazione non è affatto rosea neppure altrove. Infatti, chiuderanno a Cava de’ Tirreni le corsie di ginecologia e ortopedia. Al Fucito, invece, sarà sospesa, oltre la ginecologia, anche pediatria, mentre per nefrologia e la dialisi è previsto un servizio di 6 ore al giorno. Trasferita al presidio di via San Leonardo anche l’oncologia, dove sarà riunita tutta l’assistenza, con l’accorpamento anche dei reparti attualmente operativi all’interno del Ruggi. Il piano si è reso necessario dopo l’introduzione della direttiva europea, che vieta a medici e infermieri di svolgere turni di lavoro superiori al limite massimo di 12 ore e 50 minuti nell’arco di una giornata. Il riposo giornaliero, quindi, non dovrà essere inferiore alle 11 ore. Inoltre il servizio non potrà prolungarsi, in media, oltre le 48 ore alla settimana. La nuova normativa, di conseguenza, ha aggravato le pesanti carenze d’organico determinate negli ultimi tempi dai tagli del turnover, che al Ruggi, come illustrato dallo stesso direttore generale, si possono quantificare in una mancanza di 63 infermieri e una quarantina di medici. Di questi molto sentita è la mancanza di anestesisti, dei quali storicamente ne servirebbero almeno altri 15, e quella di almeno 7-8 radiologi, senza i quali si bloccano diagnosi e terapie, perché dal momento in cui verranno eliminati 75 interventi all’anno, stando a un calcolo effettuato sugli effetti della direttiva europea, si allungheranno i tempi di ricovero dei pazienti, con il blocco contestuale anche dei posti letto.