Vesuvio, riaperta la via del Gran Cono. Per l’incendio di luglio pronti altri fermi

Per gli amanti dello sterminator Vesevo, l’arresto del primo responsabile degli incendi sul Vesuvio non rappresenta l’unica buona notizia dopo l’inferno di luglio. Già, perché dopo due settimane riaprirà al traffico la strada del Gran Cono. Ovvero l’arteria che corre lungo i fianchi del vulcano e che da Ercolano conduce al cratere.

Lo rende noto Il Mattino secondo cui la strada, chiusa dopo essere invasa da ceneri e detriti è stata ripulita da un esercito di volontari e riconsegnata alla fruibilità di cittadini e turisti. Al momento saranno ammessi soltanto motoveicoli, auto e minivan fino a nove posti, con il senso unico alternato in due punti.

Sempre nella giornata di oggi, a Torre del Greco verrà attivato l’Urban Center, il centro di coordinamento che lavora alla redazione del nuovo Piano Urbanistico Comunale. Il comitato scientifico avrà l’obiettivo di calcolare i danni causati dall’incendio ai terreni del Vesuvio e misurare il rischio di frane legato all’arrivo delle piogge.

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Ritornando all’arresto del presunto piromane (un macellaio di 24 anni con la passione del fuoco, dicono gli investigatori) in un’intervista rilasciata al Corriere del Mezzogiorno il generale Sergio Costa, a capo degli ex forestali ora assorbiti dall’Arma dei Carabinieri, fa sapere che ci saranno altri fermi.

«L’arresto è il frutto di un buon lavoro di squadra. E penso che non sarà l’ultimo» ha detto il capo degli ex forastali. «L’arresto del piromane è un buon risultato ma le indagini continuano. È chiaro che rappresenta un caso circoscritto. Del resto, ha agito quando molti roghi erano già partiti. Dalle indagini non sta emergendo la pista della regia unica, ma è una linea investigativa che non abbandoniamo».

Nell’intervista rilasciata al Corriere del Mezzogiorno il generale Costa parla anche della grande sintonia in fase investigativa. Ma soprattutto come l’opera d’intelligence dopo i roghi del Vesuvio rappresenti un modello per tutta l’Italia.

«Innanzitutto abbiamo lavorato giorno e notte. Intendo tutti cioè la Procura e l’Arma, e che, soprattutto, quest’ultima ha lavorato senza divisioni o sovrapposizioni – ha aggiunto poi il generale nell’intervista al CorrMezz – C’è stata perfetta sintonia tra la linea territoriale, rappresentata da stazioni, compagnie, gruppo e così via, e la linea specialistica dei carabinieri forestali. Ognuno ha fatto quello che sapeva fare meglio. Noi ex forestali abbiamo effettuato i rilievi tecnici e le perizie. I colleghi del territorio hanno effettuato gli intrecci investigativi. Per la prima volta, dopo inglobamento della guardia forestale nei carabinieri, abbiamo sperimentato una nuova modalità operativa. Ora è un modello per tutta l’Italia. Alla fine di luglio abbiamo incrementato gli arresti di incendiari del 300 per cento».