Trucidato a Napoli dai nazisti 73 anni fa. Ravello non dimentica Andrea Mansi

Ci sono storie e avvenimenti nella vita di piccole comunità che rappresentano non solo occasioni di commemorazione come quello della scorsa sera nell’auditorium Niemeyer di Ravello ma elementi di contaminazione, di risveglio della memoria, di orgoglio popolare. Oltre che di collante per un tessuto cittadino. Perché ritrovarsi a onorare memorie come quella dell’eroe ravellese Andrea Mansi non può che essere elemento di vanto. E Ravello, mercoledì sera, ha tributato il suo doveroso omaggio ad una vita spezzata dall’atroce ignominia del nazismo. Ad un esempio di sacrificio altissimo reso al servizio del più alto ideale dell’unità della Nazione e della pace tra i popoli. Nel corso della serata commemorativa organizzata dal Comune di Ravello, dal Rotary Costiera Amalfitana e dall’associazione Ravello Nostra, culminata con l’esibizione del Coro Giovani Voci di Bassano diretto dal maestro Cinzia Zanon, è stata ripercorsa la storia di colui che per anni è stato “il milite ignoto di Napoli”. A ricordare Andrea Mansi, ucciso dai nazisti davanti all’università di Napoli il 12 settembre del 1943 e cioè qualche giorno prima di quella rivolta spontanea denominata le “le quattro giornate di Napoli” sono stati il vice sindaco di Ravello, Ulisse Di Palma, l’assessore Natalia Pinto, il presidente del Rotary Costa d’Amalfi, Andrea Giordano e il presidente di Ravello Nostra, Paolo Imperato.

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Una serata di alto profilo (foto Salvatore Imperato) che ha anticipato la commemorazione vera e propria in programma domani a Ravello e che prevede la celebrazione della santa messa alle ore 10.30 nel duomo di Ravello a cui parteciperanno le rappresentanze istituzionali con tanto di gonfalone del comune. A seguire la deposizione di una corona d’alloro sul monumento ai caduti dove è sepolto il marinaio ravellese ucciso ad appena 24 anni. Sarà intonato il silenzio e a seguire alcuni interventi commemorativi nel 73esimo anniversario della morte di colui per per anni è stato definito il milite ignoto di Napoli.

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Ma chi era Andrea Mansi? Era il 12 settembre del 1943, quando venne preso e fucilato dai tedeschi. E quella drammatica esecuzione, ricostruita insieme ad altre commoventi scene, venne riproposta nel film di Nanni Loy “Le quattro giornate di Napoli”. Fu girata dinanzi all’Accademia di belle arti, anche se tutto avvenne sulle scale d’ingresso principale dell’Università della città partenopea. Andrea Mansi era nato nel 1919, era stato in licenza dalla mamma Angelina Rispoli che lo aveva incontrato nella frazione Lacco di Ravello, dove gli hanno intitolato una piazza. Per tornare in servizio a Napoli, era salito sui monti di Gragnano a piedi per poi prendere il treno a Castellammare di Stabia.

Girava, tranquillo. Non aveva ascoltato la radio, non aveva sentito l’annuncio del generale Badoglio e sbandato, come tanti militari in quei giorni, arrivò a Napoli. Qui fu preso dai tedeschi mentre era in giro per la città. Lui non sapeva dell’8 settembre, non sapeva della resa, non sapeva che gli i tedeschi erano ormai ex alleati. Erano diventati improvvisamente nemici. Nemici che portarono alla morte. Tanti i napoletani che assistettero alla scena, tra cui donne, anziani e bambini. E tutti furono costretti a inginocchiarsi e ad applaudire a quel barbaro assassinio. Tra loro, c’era anche Antonio Ghirelli, il giornalista scomparso qualche anno fa, che spesso ha ricordato ciò che vide quel 12 settembre 1943. Per lungo tempo si credette che quella vittima in divisa da marinaio fosse un giovane livornese. E invece era di Ravello dove fu sepolto 17 marzo 1951. Domani la cittadina ricorderà quel tragico evento dinanzi alla tomba in cui riposano le spoglie di Mansi trasferite al di sotto del monumento ai caduti. Sarà l’occasione pubblica per ricordare ancora una volta quel ragazzo, di cui scrisse Aldo De Jaco nel 1956, ispirando poi Nanni Loy nel film del 1962.