San Matteo, il santo patrono di Salerno: ecco la sua storia

San Matteo, il patrono della città di Salerno, viveva a Cafarnao ed era pubblicano, cioè esattore delle tasse, una categoria malvista nella società ebraica.

Seguì Gesù con grande entusiasmo, come ricorda San Luca, liberandosi dei beni terreni.

Nonostante sia autore di uno dei quattro vangeli, sono scarne le notizia biografiche su di lui.

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Oltre che essere il patrono di Salerno, in generale è patrono di banchieri e contabili e della Guardia di finanza.

Le sue spoglie sono custodite a Salerno.

Il suo nome deriva da un’abbreviazione di Mattia o Matania, che vuol dire ” Dono di Dio”.

Il Martirologio Romano pone al 21 settembre la sua nascita al cielo ed al 6 maggio la traslazione del corpo di Matteo “dall’Etiopia a Salerno”, passando per Paestum.

Morì intorno al 69 d.C., ma è incerto il genere della sua morte.

Lo gnostico Eraclone parla di morte naturale; molti invece, pur discordando sul genere di tormento, ritengono che Matteo abbia coronato col martirio il suo apostolato.

Ma quand’è che San Matteo viene riconosciuto patrono della città di Salerno?

Tutto risale al 1544, secondo la tradizione, il Santo Patrono salvò Salerno dalla distruzione, costringendo alla fuga i pirati Saraceni capeggiati da Ariadeno Barbarossa.

In segno di riconoscenza lo stemma della città venne impreziosito con la figura di San Matteo, che con la mano sinistra regge il Vangelo e con la destra benedice.

Il 21 Settembre, giorno più importante e più atteso dai salernitani, si svolge la festa vera e propria in onore di S. Matteo, con una processione che attraversa il centro storico, percorre Corso Vittorio Emanuele, scende per Via Velia, per poi sfilare lungo Via Roma fino alla chiesa dell’Annunziata, e rientrare infine, su Via Mercanti, fino al Duomo.

Aprono la processione le tre statue d’argento dei Santi Martiri Salernitani, Anthes, Gaio e Fortunato, simpaticamente definiti dal popolo come le “tre sorelle” di S. Matteo, per i loro volti dai lineamenti dolci ed i capelli lunghi.

I tre giovani Santi, che vegliano sulla città insieme all’Evangelista, furono condannati a morte durante una delle persecuzioni ordinate dall’imperatore Diocleziano, poiché Fortunato aveva pubblicamente rifiutato di adorare Priapo anche a nome di Gaio e Anthes.

Le reliquie di San Matteo sarebbero giunte a Velia, in Lucania, intorno al V secolo, dove rimasero sepolte per circa quattro secoli.

Il corpo del Santo fu rinvenuto dal monaco Atanasio nei pressi di una fonte termale dell’antica città di Parmenide.

Le spoglie furono portate dallo stesso Atanasio presso l’attuale chiesetta di San Matteo a Casal Velino.

Il modesto edificio dalla semplice facciata a capanna presenta, alla destra dell’altare, l’arcosolio, dove secondo tradizione furono depositate le sacre reliquie del Santo.

Un’iscrizione latina piuttosto tarda (XVIII sec.), incastonata sul lato corto dell’arcosolio, ricorda l’episodio della traslazione; successivamente le ossa furono portate presso il Santuario della Madonna del Granato in Capaccio-Paestum. Ritrovate in epoca longobarda, furono portate il 6 maggio 954 a Salerno, dove sono attualmente conservate nella cripta della cattedrale.

A seguito del ritrovamento delle spoglie del Santo, che riposano nella cripta inaugurata nel 1081, Roberto il Guiscardo fece costruire la Cattedrale di Salerno.

Nel luglio del 1084 furono ultimati i lavori della basilica superiore e la chiesa fu consacrata dal Papa Gregorio VII.