Perde tutto col terremoto e trova lavoro tra i limoneti della Costa d’Amalfi

Cinquantadue anni, una bella famiglia, una florida attività che operava nella produzione e nella commercializzazione della birra artigianale. Poi il sisma, la distruzione. Quel maledetto terremoto che ha colpito al cuore l’Italia. E con esso il dramma di ritrovarsi a dover ricominciare.

Il protagonista di questa storia da libro cuore è ripartito dalla Costa d’Amalfi. Dai terrazzamenti coltivati a limoneti dove ha trovato lavoro riprendendo a sperare in una nuova rinascita.

Un eroe sfortunato lo definisce chi gli ha offerto un posto di lavoro tra i suoi limoneti dopo che ha perso tutto a L’Aquila per via del maledetto terremoto: lavoro, patrimonio, soldi, speranze, futuro.

Tutto o quasi andato distrutto insieme con i sogni e i progetti di una vita. Ed è così che dopo la tragedia anche personale, decide di trasferirsi con la famiglia in Costiera per cercare lavoro. Già dallo scorso anno.

Per mesi ha cercato invano, inviando curriculum un po’ ovunque. Sempre in silenzio, con dignità. Ma niente da fare. «Una settimana fa mi arriva una telefonata da mia cugina che mi dice: “Ho una brava persona che ha estremo bisogno di lavoro: è un pezzo d’uomo, è disposto a qualsiasi lavoro purché porti qualcosa a casa! Se possibile aiutiamolo!” – racconta il suo datore di lavoro – Io le chiedo: ma quanti anni ha e che sa fare nei giardini di limoni? E lei: “Posso dirti che ha 52 anni e una grande volontà».

E sabato scorso, il limonicoltore della Costiera decide, insieme a suo padre, di fissare con l’uomo un colloquio di lavoro. E dopo aver apprezzato la sua volontà gli offrono una settimana di prova retribuita. Non prima di averlo messo in guardia circa le asperità del loro lavoro, duro e massacrante di contadini volanti. 

«Che dire – racconta oggi il suo datore di lavoro – sono passati solo tre giorni e vedere un pezzo d’uomo portare a spalla con noi casse di limoni e fare insieme a noi tutto quello che c’è da fare ci fa capire che lui è una brava persona e un buon lavoratore. E forse è lui che sta aiutando noi e non noi lui». 

Una bella storia di solidarietà e dedizione al lavoro. Seppur questo sia duro e massacrante. Una storia che è d’insegnamento e dinanzi alla quale non si può che avere rispetto.