Omicidio di Ravello: Vincenza Dipino condannata in primo grado a 23 anni di carcere

Mano pesante dei giudici della Corte d’Assise di Salerno per l’omicidio di Patrizia Attruia avvenuto a Ravello il 27 marzo 2015. Vincenza Dipino, ritenuta dall’accusa la principale indiziata della morte della donna di Scafati che la 55enne di Ravello aveva accolto in casa insieme con il suo compagno Giuseppe Lima, è stata condannata a 23 anni di carcere. Lo riferisce il sito internet Salerno Today secondo cui la sentenza è stata letta in tarda mattinata dai giudici della Corte d’Assise.

Omicidio volontario è il principale capo d’accusa in base al quale qualche giorno fa il pm Cristina Giusti, per la 55enne donna di Ravello aveva chiesto l’ergastolo. Il collegio l’ha condannata a 22 anni di reclusione per l’omicidio dell’Attruia ed ad un anno per il secondo capo d’accusa (occultamento di cadavere).

Un delitto a tinte fosche che sconvolse Ravello e l’intera Costa d’Amalfi e che secondo l’accusa sarebbe stato l’epilogo di una tumultuosa convivenza, a cui la stessa Dipino diede vita invitando la Attruia e il suo compagno a trasferirsi nell’abitazione di San Cosma. Una tesi quest’ulti, insieme con quella della gelosia, che sarebbe stata smontata nel corso dell’ultima arringa da parte degli avvocati della donna di Ravello.

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«Vincenza Dipino non era gelosa di Patrizia Attruia. Erano amiche, insieme erano andate in chiesa perché Enza voleva fare la cresima per sposare Vincenzo Della Pietra e voleva la Attruia come madrina» così hanno riferito in aula mercoledì mattina i legali di Vincenza Dipino, smontando le accuse rivolte alla propria assistita dal pm Cristina Giusti che aveva chiesto l’ergastolo per l’imputata, pur modificando nel corso della propria requisitoria il capo di imputazione da omicidio premeditato a concorso in omicidio volontario motivato dalla gelosia per Giuseppe Lima, suo convivente proprio di recente arrestato perché ritenuto anche lui coinvolto nel fatto di sangue.

E mentre i suoi legali discutevano (prima l’avvocato Stefania Forlani, poi il collega Marcello Giani) Vincenza, presente in aula, seduta al banco della difesa, avrebbe iniziato a piangere. Tutto questo, alla vigilia delle repliche del pm ma più in particolare dell’attesa sentenza giunta oggi, intorno a mezzogiorno, dopo che i giudici si sono riuniti in camera di consiglio.