L’agricoltura eroica della Costiera. Ecco chi sono i “Flying lemon farmers”

Barcollano per ripide rampe di gradini di pietra. Hanno il sudore grondante e sulla schiena enormi casse di plastica piene fino all’orlo di gialli e brillanti limoni di Amalfi appena raccolti. Sono i trasportatori dell’oro giallo della Costiera Amalfitana, quella pattuglia di uomini che nei periodi di raccolta si inerpicano sui fianchi delle montagne per raggiunge i terrazzamenti coltivati a limoneti. Da decenni ormai hanno sostituito quelle che in Costiera tutti conoscevano come “formichelle”, donne al servizio dell’agricoltura ed alle quali era affidato il compito più duro, massacrante. In tanti oggi, sono cittadini dell’est, grazie ai quali continua a sopravvivere questa tradizione della limonicoltura. Si affiancano a gente del posto, a quei “contadini volanti” o “Flying lemon farmers” come ormai li chiamano gli anglosassoni. Sono uomini e donne che continuano a prodigarsi affinché l’oro giallo continui a vivere. Nei loro sguardi si scorge la fatica di quella gente che conosce solo il riposo delle feste comandate. Ma anche il rammarico per quegli effetti della globalizzazione che rischia di vanificare anni di duro lavoro e con esso penalizzare l’intero territorio a causa del progressivo abbandono dei limoneti.

I contadini volanti della Costiera Amalfitana è gente spericolata, abituata a vivere aggrappata ai pali di castagno su cui poggiano i limoneti dei giardini pensili. Non sono extraterrestri ma gente che mangia pane e fatica, che ha le mani segnate da quella lotta talvolta impari con la natura. Le rughe sul volto, profonde, sono ferite del tempo: frustate di vento patite in quei giardini pensili coltivati a limoneti. I contadini volanti sono uomini e donne legati alla loro terra. Indissolubilmente. Uomini e donne a cui il duro lavoro non mette paura. I contadini volanti sono temprati dal sudore della fatica e non temono di ostentare il senso di appartenenza. Hanno il pudore discreto di chi conosce solo le feste comandate. Ed è intorno a loro, un autentico monumento di questo lembo di terra che rischia però di sgretolarsi, che si sta creando il più solidale dei movimenti di opinione. C’è persino l’hasthag a contraddistinguere le loro imprese: #iostoconicontadinivolanti.

E’ il grido d’allarme, in un’epoca social, che ha contaminato quest’estate anche una serie di eventi: dalle panchine dipinte a Maiori, al Festival del Limone di Tramonti impreziosito dal concorso fotografico, fino ad arrivare al Lemon Night di Maiori a fine agosto. Eventi che hanno avuto l’intento di raccontare la storia dell’agricoltura eroica in Costiera Amalfitana ed esaltare un lavoro, nobile, come quello dell’agricoltore. Ma più ancora un ruolo di sentinelle del territorio a cui Flavia Amabile, collega dell Stampa, ha dedicato persino un libro fatto di circa cento scatti con cui l’agricoltura eroica della Costiera Amalfitana in parte si riscatta da quell’atavico disincanto di un territorio troppo sbilanciato sull’economia del turismo.

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Un racconto attraverso le immagini che documenta fatiche e privazione e che si propone di mettere insieme piccoli e grandi coltivatori, lanciando nel contempo un messaggio forte a chi ha ormai perso la giusta considerazione sul ruolo che terrazzamenti e limoneti rappresentano contro il dissesto del territorio. Oggi il numero di agricoltori è di circa 320 con un’età media di 60 anni. «E davvero difficile fisicamente – confidano, asciugandosi il sudore due anziani contadini – I giovani preferiscono lavorare nel turismo, come camerieri o cuochi. E’ una vita molto più facile». I contadini volanti, non vengono sostituiti dai loro figli e nipoti, che considerano il lavoro come troppo duro e troppo mal pagato: dalle 7 del mattino fino al tardo pomeriggio, a volte facendo 20 o 30 volte su e giù per la montagna. Per non parlare della commercializzazione: talvolta risulta difficile compete per le troppe varietà importate da altre nazioni e per giunta meno costose. «Solo per coprire i costi dovremmo vendere a tre euro al chilo, ma invece otteniamo 1 euro o 1,20 euro. E’ per questo motivo che gli agricoltori stanno abbandonando» rivela Salvatore Aceto. E la sua è una delle voci della verità. Perché questo è un lavoro eroico. D’estate e d’inverno. Un lavoro eroico come si faceva 100 anni fa.